Il Congresso della CGIL di Rieti
Pubblicato il 09.03.2010 in Notizie
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RELAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE TONINO PIETRANTONI
Gentili Ospiti ,
a Voi tutti un grazie per la partecipazione. La vostra presenza oggi è per noi importante per conoscere il vostro punto di vista e per chiedervi un contributo al nostro dibattito.
Un particolare saluto agli amici della Cisl e della Uil . Un caloroso benvenuto al Centro D’Italia alla compagna Paola Agnello Modica della Segreteria Cgil nazionale, e ad Amalia De Santis della Segreteria Cgil Roma e Lazio Cgil.
Care Delegate e Delegati, Gentili Ospiti
Oggi chiudiamo la fase congressuale della Cgil di Rieti a valle di un percorso faticoso e per noi particolare:
Faticoso perché abbiamo svolto in un mese più di 160 assemblee di base, attraversando tutta la provincia ,intervenendo in tanti posti di lavoro ,riuscendo a far partecipare più di 6000 iscritte e iscritti e altre centinaia di cittadini e lavoratori non iscritti e che in tal modo hanno potuto ascoltare le nostre proposte : in alcuni casi hanno chiesto l’iscrizione alla Cgil e in tanti ci hanno rivolto saluti di apprezzamento e di incoraggiamento.
Particolare perché per la prima volta ci siamo misurati sulla base di due documenti congressuali definiti “globalmente alternativi” a differenza dei congressi precedenti dove eravamo in presenza o di tesi alternative ma con un programma comune o su emendamenti alternativi solo su singoli punti. Non pochi gli iscritti che ci hanno chiesto di evitare, per il futuro , situazioni simili, di trovare la sintesi necessaria e di evitare percorsi di divisione della Cgil da tutti considerata l’unica forza a difesa dei diritti oggi in campo. Per essere concreti e sinceri ci hanno per questa volta perdonato ma con un chiaro avviso per il futuro. Riporto la frase di un nostro iscritto : “la precarietà del lavoro è un’emergenza, superarla o cancellarla è l’obiettivo primario per tutta la Cgil, ma il problema non è scriverlo in minuscolo o in maiuscolo, il problema e sconfiggerla e non ci siamo riusciti, tutti”
E in effetti , dobbiamo riconoscerlo, un errore evidentemente c’è stato ad affrontare le dinamiche congressuali con due mozioni nate all’interno dei gruppi dirigenti, dove trovare le differenze in termini di contenuti non è poi tanto facile.
Si è rischiato di colpire al cuore dell’organizzazione in cambio di un banale processo di conta e di una corsa ai voti per disciplina e per linea verticale. Ora però non bisogna esagerare e ad ognuno di noi, ad ogni livello, spetta il compito di distaccarsi da comportamenti eccessivi, da giudizi sommari e ingenerosi, riconoscendo che una linea sindacale si è affermata e che ogni energia di attivismo deve essere indirizzata nell’azione sindacale per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. Ciò non vuol dire chiudere il congresso ignorando il dibattito, facendo finta di aver scherzato, i nostri iscritti, in qualunque documento si siano riconosciuti, non lo accetterebbero. Ciò vuol dire che il risultato deve essere acquisito da tutti e spetta a tutti agire concretamente per dare attuazione alla linea politica che ha avuto più consensi.
E’ stata comunque un bella avventura , svolta nel nostro territorio con grande rispetto, con qualche leggero colpo di coda a congresso finito, e di questo voglio darne atto a tutto il gruppo dirigente provinciale.
mon guasta però ricordare a tutti noi che le regole e le conseguenze organizzative si conoscevano dall’inizio e quindi adesso a valle occorre solo applicarle senza spocchia ma anche senza vittimismo.
Non abbiamo nascosto le differenze e abbiamo lasciato liberi gli iscritti di pronunciarsi, affidandoci reciprocamente il compito di spiegare i contenuti dei documenti evidenziandone le diversità, come normalmente deve fare un gruppo dirigente.
Il risultato che anche nella nostra Provincia vede il Documento n. 1 “I Diritti e il Lavoro oltre la Crisi”, primo firmatario Epifani, prevalere con l’84,79 % dei consensi, è quindi positivo al di là dell’aspetto dei numeri e consegna al territorio una Camera del Lavoro unita e riconsegna al lavoro sindacale dei prossimi giorni un gruppo dirigente ,più forte, rinfrancato e legittimato dal rinnovato consenso degli iscritti. Tutti i Segretari ricandidati sono stati riconfermati, sono stati eletti due nuovi Segretari, i compagni Giuliano Di Carlo per la Filctem e Dani Silvio per la Fisac, in due categorie SLC e FLAI l’elezione dei nuovi responsabili avverrà in un normale percorso di avvicendamento e di rinnovamento e nel rispetto dei risultati congressuali. Anche nel Silp per la Cgil e stato eletto un nuovo Segretario nella persona di GianLuca de Santis. A Mimmo Bianchini come a Davide Fiatti che ha lasciato la Filctem per la Flai Nazionale e a Costantino Pecorelli che lascia la Fisac i nostri migliori ringraziamenti per il lavoro positivo svolto per la Cgil di Rieti e i migliori auguri per il futuro. In ogni congresso di categoria ho trovato un grande clima di condivisione e i documenti finali approvati costituiscono parte integrante del nostro congresso confederale.
Ciò crea le condizioni per un avanzamento ulteriore della forza della Cgil con una azione forte e unitaria, non per noi stessi ma per la nostra gente, per il territorio.
Per questo mi permetto di invitare tutti e in particolare gli ospiti ad evitare qualsiasi voce e pensiero contrario e a non dar peso a chi in questi ultimi giorni ha provato ad avanzare ipotesi diverse ipotizzando grandi spaccature e divisioni.
All’ intraprendente assessore al personale del Comune di Rieti, che invece ha provato a seminare zizzania, vorrei consigliare di farsene una ragione , di spendere di più e meglio il proprio tempo, per esempio ristabilendo, nella gestione delle relazioni sindacali del Comune, regole e comportamenti imparziali, a riconoscere ai propri dipendenti ciò che gli spetta e a lasciar perdere le minacce di querela perché possiamo dimostrare di avere ragione. Mi dicono che in questi giorni il clima verso qualche iscritto alla Cgil si sta facendo pesante. Voglio augurarmi che il Sindaco Emili sappia intervenire atteso che ormai tutti dovrebbero aver imparato che con la Cgil l’arma della pressione non funziona. Reagiremo all’occorrenza con decisione e unità. Senza polemica vorrei però dire alle forze di opposizione nel palazzo di Città che anche il silenzio quando è troppo stona.
Ciò che però ha pesato di più nella discussione congressuale è la situazione che vive il Paese Italia e in particolare le persone che noi rappresentiamo.
La crisi economica e sociale c’è, eccome,e si riconosce:
- nel ragazzo studente di una scuola pubblica ormai senza più risorse e con sempre meno personale docente. Una scuola pubblica trascurata, declassata, mortificata nelle scelte del Governo a favore della scuola privata , quella dei ricchi e della “nuova” classe dirigente del domani.
- Nel giovane trentenne disoccupato con una laurea o un diploma che non trova prospettiva di lavoro e di reddito, che è costretto ad abbandonare il paese o la città dove è nato per riprendere le strade dell’emigrazione dal sud al nord ma anche dal’Italia all’estero, le stesse strade che hanno attraversato le generazioni del passato.
- Nel cosiddetto precario, ancor peggio se donna, che un giorno lavora , l’altro sta a casa, che a giorni alterni fa sempre lo stesso lavoro nello stesso posto ma con contratti diversi scelti nel grande supermercato delle forme di assunzione oggi acquistabili in Italia , che sente dentro di se una grande voglia di fare famiglia, di avere figli ma che non può soddisfare, che resta bloccato dentro la fascia sociale nella quale è nato.
- Nel 40enne o 50enne che perde il lavoro, che viene collocato in cassa integrazione e poi in mobilità e che ovunque si presenta viene giudicato troppo vecchio per essere assunto e contemporaneamente troppo giovane per la pensione. Che ogni giorno che passa vede sempre più nero e incerto il futuro per la propria famiglia, che è impaurito e terrorizzato per non poter più pensare ad un futuro migliore per le persone più care.
- Nel piccolo imprenditore, magari artigiano, che si toglie la vita perché si vergogna di non poter più pagare gli stipendi ai propri dipendenti.
- Nel pensionato al minimo come nel pensionato fino a 1000/1200 euro che non arriva a fine mese perché i prezzi aumentano, le tasse pure, e poi ci sono i figli e i nipoti da aiutare. Al quale il riconoscimento che gli viene assegnato di essere stato il miglior ammortizzatore sociale della famiglia allargata non è per lui motivo di soddisfazione ne di consolazione.
- Nell’operatore delle forze di polizia, nell’insegnante, nell’impiegato pubblico, nell’operatore della sanità che sono costretti a constatare ogni giorno e sempre di più che il loro ruolo viene svilito e umiliato.
Di questo, finalmente anche le statistiche se ne sono accorte: in questi due anni di crisi aumenta la povertà, la disoccupazione, il disagio sociale. In netta flessione o meglio in caduta libera la produzione, il fatturato, le entrate erariali, il reddito delle famiglie, il Pil e così via. Il reddito delle Famiglie per BANKITALIA è sceso del 4%, il 20% delle famiglie ha un reddito mediano mensile inferiore a circa 1.281 euro, il 10% superiore a 4.860 euro. A Dicembre 2009 , per l’Istat il tasso di disoccupazione è salito all’8,7% raggiungendo il record dal 2004. Il tasso è particolarmente elevato tra i giovani sotto i 25 anni e fra le donne. Nell’Unione Europea a dicembre erano disoccupati 23.012.000 uomini e donne. Stesso andamento dei dati negli Stati Uniti e in Giappone. L’Eurispes descrive l’Italia come “un paese immobile, dove manca un progetto e non sembrano volerlo le forze che si propongono alla guida del Paese e questo mortifica le attese degli italiani e impedisce di immaginare e costruire il futuro”. “Non vogliamo esagerare ma dal nostro osservatorio – avverte l’Ente- cogliamo segnali preoccupanti di disagio, di distacco, quando non di ostilità nei confronti delle Istituzioni.
L’Italia ha i salari più bassi d’Europa: il salario medio annuo, al netto, ammonterebbe a poco più di 14.700 euro.
Sono dati che vengono confermati da altri istituti di ricerca e da Enti istituzionali e da tutte le associazioni di categoria. Anche da coloro che hanno dapprima negato, poi sottovalutato la crisi e che in particolare si sono scagliati contro di noi, accusandoci di tutto, quando per primi abbiamo lanciato l’allarme. E’ importante che se ne siano accorti, non ci interessa la polemica anche perché il tema è molto serio, tuttavia è innegabile che essere arrivati tardi sulla crisi ha prodotto effetti devastanti sull’intero sistema economico-industriale del paese e soprattutto ha scaricato sulle spalle dei lavoratori e delle famiglie a reddito fisso il prezzo maggiore degli effetti negativi.
Lo stesso comportamento però si registra ancora oggi riguardo al presunto superamento della crisi e della sottovalutazione dell’ulteriore effetto che la stessa produrrà ancora nel 2010 soprattutto sull’occupazione. Eppure tutti i giorni ,nei mezzi di informazione, si racconta di licenziamenti, di chiusure di stabilimenti, e si proiettano immagine di rabbia e disperazione, di forme di lotta sempre più estreme. Ricomincia la fuga delle grandi Multinazionali che abbandonano l’Italia approfittando non solo della globalizzazione ma anche della debolezza del Governo. La stessa Fiat, che dichiara di non aver avuto neanche un euro di denaro pubblico negli ultimi tempi, annuncia chiusure di stabilimenti in Italia, al Sud, e incrementa la sua presenza industriale in altri paesi del mondo.
Sono centinaia i tavoli di crisi aperti a livello nazionale, regionale e provinciale.
Eppure, appunto, per alcuni , il peggio è passato, c’è la ripresa, l’Italia sta meglio di tutti gli altri, stiamo tornando a galla.
L’economia speculativa e finanziaria viaggia sulle ali delle aspettative, mica sui dati veri. Dunque, per questi signori, bisogna essere ottimisti e tornare a spendere .
La Cgil non la pensa così. In questi anni abbiamo chiesto impostazioni e politiche diverse, risorse vere a sostegno dei redditi, del sistema economico e industriale. In numerose iniziative di mobilitazione e con proposte concrete abbiamo cercato di cambiare l’impostazione del Governo. Non siamo stati ascoltati , purtroppo . Le risposte sono state insufficienti, tardive, e le azioni nelle relazioni sindacali protese verso la divisione, nell’ottica dell’isolare il più grande sindacato italiano. Si è lavorato per rompere l’unità sindacale. Non si riesce a dimostrate che ciò è avvenuto per difendere gli interessi dei lavoratori e gli interessi dell’Italia, non è avvenuto su grandi opzioni riformiste, Cisl e Uil hanno fatto scelte diverse prima con il patto per L’Italia, poi con l’accordo separato sulla contrattazione, con la firma separata dei Contratti Nazionali.
Oggi di fronte ai problemi enormi delle famiglie e dei lavoratori sembrano indisponibili ad azioni unitarie.
Prima o poi si dovranno tirare le somme e quantificare quanta ricchezza in più, quanti nuovi diritti, quante nuove opportunità tutto ciò ha prodotto per la nostra gente.
Oggi siamo di fronte al marciume e alle ruberie, siamo passati dai “furbetti del quartierino” ai “furbetti del telefonino”, da “Tangentopoli” a “Criccopoli”, la stessa storia.
E come per la “Crisi Finanziaria Mondiale” che ha scaricato immediatamente le conseguenze pesanti sull’economia reale (guadagnando così un sacco di soldi) anche questa volta si avranno effetti pesanti sul sistema economico e sugli assetti di potere e i danni si abbatteranno sull’industria, la finanza , la politica, incidendo negativamente sulle più importanti e strategiche aziende del paese.
Siamo preoccupati, questa è la verità! Siamo preoccupati per la tenuta democratica dell’Italia, per la coesistenza sociale e civile del paese, temiamo che il popolo tradito e disilluso può lasciarsi trasportare verso uno sbocco antidemocratico della crisi. Una crisi che ha prodotto un paese ancora più ingiusto , ancora più diviso tra ricchi e poveri, tra chi può scegliere e “acquistare” la scuola privata (con l’aiuto dei soldi delle tasse di coloro che non hanno più quella pubblica), la sanità privata, che ha guadagnato e continua a guadagnare anche dalla crisi, tra chi può scegliere di evadere le tasse pur possedendo la maggior parte del reddito nazionale, tra chi continua ad acquistare beni di lusso ( gli unici in aumento), tra chi fa malaffare e resta impunito, tra tutti questi e chi , come dicevo all’inizio , non ha scelta e giorno per giorno arretra ,perde e si sente umiliato. I risultati di questa impostazione anche nell’azione del Governo sono tutti evidenti: Meno Diritti, meno tutele, più precarietà . Questo lo si vede bene con il Disegno di Legge sulle nuove regole della tutela individuale nel diritto del lavoro che vi abbiamo consegnato nella cartellina. L’art. 18 dello statuto dei lavoratori non viene più attaccato esplicitamente ,più sommessamente viene svuotato l’intero impianto normativo di tutela dei lavoratori. Almeno su questo riprenderà l’azione unitaria?
Un paese quindi dove la Politica non riesce a ritrovare il proprio ruolo, dove la crisi dei partiti è generalizzata e il centro-sinistra tarda a riappropriarsi della propria missione. La questione morale viene affrontata con i “codici etici” ma ognuno ha il suo, così l’uno critica l’altro e giustifica se stesso. Tanto che perfino Benedetto XVI ha dovuto chiedere di non parlare più della ruberia in cambio di case o di opere pubbliche! Siamo arrivati alla teoria della ruberia giusta per fini di pubblica utilità! E oggi di fronte al disegno di legge contro la corruzione se non ci fermiamo all’effetto annuncio e analizziamo bene le norme annunciate ne abbiamo la conferma. Per essere ineleggibili serve una sentenza definitiva, quindi almeno 10 anni in Italia e forse di più con un buon avvocato. Invece che un decreto legge d’urgenza è stata scelto il disegno di legge e quindi conseguenti con tempi lunghi. Forse l’unico interesse è dare un messaggio prima delle elezioni regionali?
Un paese dove c’è questa frattura profonda tra lavoro e futuro è un paese da riorganizzare.
Di questo abbiamo parlato nelle assemblee congressuali dicendo che la Cgil non si arrende, che abbiamo un “Progetto Paese” che mettiamo in campo: Un paese diverso, naturalmente: l’Italia della Costituzione Repubblicana, l’Italia solidale e moderna, l’Italia delle stesse opportunità, della scuola pubblica, della sanità pubblica, dei beni pubblici sottratti al profitto e alla gestione dei privati, dell’efficienza della pubblica amministrazione, della giustizia breve e imparziale, del merito e della responsabilità, dei diritti e dei doveri, della cittadinanza e dell’ uguaglianza, dell’accoglienza e dell’integrazione, della solidarietà, della legalità. Non c’è spazio nel nostro programma per la precarietà.
Adesso che i nostri iscritti lo hanno approvato lo sottoponiamo alla discussione con chi vorrà confrontarsi, in primo luogo Cisl e Uil, perché noi siamo testardi e non ci arrendiamo :Una divisione profonda, come accennavo prima, ha segnato i rapporti unitari negli ultimi mesi con gli episodi che prima ricordavo. Siamo chiamati tutti a riflettere, noi, ma anche le altre confederazioni che devono scegliere se insistere su questa strada, che è una vecchia via, che porta all’indebolimento dei lavoratori, della loro autonomia oppure aprirsi ad una ricerca nuova che faccia della democrazia e della forza del pluralismo il cuore di una stagione che superi quella della divisione e contrapposizione. Tante sono oggi le differenze e investono oltre che i contenuti contrattuali anche il modello e la natura di un sindacato confederale e toccano le questioni della democrazia, della partecipazione, del giudizio dei lavoratori sui risultati dell’azione sindacale. Insomma, possiamo riprendere il confronto e arrivare a definire nuove regole esigibili sempre e comunque sulla rappresentanza, la rappresentatività, il voto obbligatorio dei lavoratori e dei pensionati ? Insomma, sarà o no venuta l’ora di fare un bilancio circa i benefici che, dalle firme separate sono arrivate ai lavoratori e ai pensionati?
Sarà o no arrivato il tempo di porsi il perché i lavoratori metalmeccanici hanno guadagnato di meno in termini di incrementi contrattuali nei contratti sottoscritti senza la Fiom , rispetto agli alimentaristi, ai chimici e agli ultimi contratti rinnovati unitariamente?
Nel primo caso è stata applicata la nuova formula matematica prevista nell’accordo, negli altri casi ,a firma unitaria, si è andati oltre. Dunque la risposta sorge o dovrebbe arrivare spontaneamente: Se si applica l’accordo separato perdono i lavoratori.
Inoltre sarà bene prendere atto che il tentativo di isolare la Cgil non è riuscito . Se ne prenda atto prima possibile!
Ora visto che ci sono, anche la questione dell’unità a livello territoriale merita una specificazione: La Cgil di fronte alla crisi del territorio, alla fabbrica che chiude, all’emergenza, ma anche nel lavorare per il futuro, non si pone alcun problema e continuerà a svolgere il proprio ruolo fianco a fianco con Cisl e Uil, però anche a Rieti bisogna capirsi bene. Episodi recenti di iniziative unitarie annullate da quelle di parte ci lasciano dedurre che l’orientamento è forse un altro. Potrei citare altri simili eventi ,qualche intervento contro la Cgil che con gli scioperi farebbe perdere soldi ai lavoratori, che proclamerebbe scioperi politici, oltre che ad inviti rivolti ai lavoratori perchè non aderiscano, ma sorvoliamo nel tentativo di guardare avanti e dare ancora più protagonismo e forza al sindacato confederale reatino: per questo la Cgil è disponibile e nei prossimi giorni chiederemo una verifica e un chiarimento almeno riguardo ai temi territoriali, cioè dove ci sono accordi e richiesta unitarie da concretizzare.
Nel frattempo l’iniziativa della Cgil non si ferma e su alcuni temi urgenti abbiamo proclamato uno sciopero generale , di 4 ore per alcune categorie e di 8 per altre, per il giorno 12 marzo. E’ prevista una manifestazione in ogni capoluogo di provincia , quindi anche a Rieti. Chiediamo la riduzione delle tasse a lavoratori e pensionati, fermare i licenziamenti e impedire la chiusura delle aziende: Perché siamo arrivati ad un punto tale che la corda può spezzarsi. Serve un cambiamento della politica fiscale perché l’attuale è profondamente iniqua. Anche quest’anno ci sarà un aumento di prelievo sul lavoro e l’aumento delle tasse per dipendenti e pensionati. Chiediamo una prima restituzione di 500 euro nel 2010. Chiediamo inoltre la tassazione della rendita finanziaria, l’abbassamento della prima aliquota irpef al 20% e il rilancio della lotta all’evasione fiscale. Chiediamo a tutte le amministrazioni di verificare bene e con calma l’attuazione del cosiddetto quoziente familiare. Ci sono in giro un sacco di ipotesi che se applicate aumenterebbero la pressione fiscale sulle famiglie .
Chiediamo politiche per l’occupazione più forti e incisive, mentre il Governo galleggia, fa il meno possibile pensando di gestire la crisi solo con gli attuali ammortizzatori sociali.
Chiediamo la prosecuzione della Cassa Integrazione in deroga, il raddoppio della durata e l’aumento dei massimali. Chiediamo l’estensione dei contratti di solidarietà .
Nella piattaforma chiediamo politiche di accoglienza e lotta alle nuove schiavitù, la regolarizzazione dei migranti che lavorano, la sospensione della Bossi-Fini per i migranti in cerca di occupazione, l’abolizione del reato di clandestinità, l’equiparazione del reato di caporalato a quello di tratta sugli esseri umani.
L’invito che rivolgo ad ognuno di Voi, cari Delegati e Delegate è al massimo impegno e alla partecipazione.
La Cgil chiede un FUTURO PER IL PAESE , e dentro il Paese c’è anche Rieti e la Provincia .
La nostra Provincia: il nostro futuro.
Mi sono allungato sui temi generali perché penso che la crisi e il futuro della nostra provincia sono in larga parte intrecciati con le politiche nazionali.
Anzi, per come siamo fatti, per la nostra collocazione, per il tessuto economico e sociale che abbiamo, politiche nazionali di sostegno agli investimenti, progetti e finanziamenti infrastrutturali, maggiori risorse per la sanità e per la scuola , per la mobilità, per i servizi socio-sanitari, sono fondamentali. Ed è evidente proprio nel nostro territorio,come in territori a noi simili, se non ci fermiamo ad una analisi di parte, che il modello di Stato, che il Governo e il parlamento disegnano e realizzano non aiuta la crescita ed emargina sempre di più le cosiddette aree interne. E’ così per i trasferimenti perché i tagli lineari colpiscono i più deboli, è così per la Sanità e per la Scuola, per le infrastrutture: E’ così per tutto. E’ interesse di tutte le rappresentanze politiche e sociali del territorio riflettere sul fatto che il modello della stessa quota per tutti , di tagli come di investimenti, penalizza le specificità del territorio e sbilancia le risorse verso chi è già più ricco. Io penso che questa sia una riflessione da fare e un dato da acquisire nell’azione quotidiana anche ricercando alleanze nelle province confinanti.
Avevo intenzione di richiamare anch’io una serie di dati sull’andamento del territorio ,che però , preferisco non citare:
- Primo, perché vorrei evitare una discussione solo sui numeri visto che, per la prima volta e questo da il senso della profondità della crisi, sono acquisiti e confermati da tutti. Segnalo solo che continuano a peggiorare. Non vorrei fermarmi solo alla periodica denuncia.
- Secondo, perché sono d’accordo con chi lo dice spesso: il nostro problema non è l’elaborazione dei numeri ne la capacità di trasformarli in progetti. Se da questo punto di vista abbiamo un difetto è che forse in questi anni abbiamo elaborato tanto e realizzato poco almeno rispetto alle esigenze reali e ai risultati concreti.
- Terzo perché all’inizio, spero non eravate distratti, abbiamo ascoltato alcune voci di nostri concittadini , rappresentativo in fatto di opinione di larga parte della nostra popolazione: Le loro parole sono durissime, purtroppo nel loro futuro non c’è Rieti, dicono di voler andar via. Indicano problemi, bisogni e speranze e tutto il sistema politico,istituzionale e sociale territoriale deve immediatamente trovare soluzioni.
E’ tempo allora di agire affinché dai prossimi giorni si faccia una puntuale verifica riprendendo ,uno per uno, tutti i progetti avviati, provando a realizzarli e/o a completarli. A Cisl e Uil proponiamo di riflettere e decidere di mettere in campo una iniziativa di mobilitazione generale da effettuarsi dopo le elezioni regionali cogliendo l’opportunità dell’inizio di una nuova legislatura regionale e rivolgendoci a questa istanza sia per le questioni di propria competenza sia per il supporto nei confronti delle Istituzioni Nazionali. Ci auguriamo inoltre che un maggior protagonismo del territorio nelle sue rappresentanze politiche e sociali, dia finalmente risposte ai bisogni e alle necessità specifiche della provincia di Rieti.
Le imminenti elezioni regionali rappresentano pertanto una straordinaria occasione. Abbiamo chiesto la urgente necessità di aprire un confronto sui programmi elettorali sia delle Candidate a Presidente che dei candidati consiglieri del territorio. Un modo nuovo e forze più efficace e interessante di unire le forze. Restiamo in attesa delle disponibilità.
Mi permetto allora a questo punto di fare un elenco, non esaustivo, dei punti che riteniamo far parte delle priorità :
Una politica economica territoriale a sostegno delle famiglie in difficoltà con agevolazioni sulle tariffe, sostegni agli affitti, aiuti per i figli studenti. Nei bilanci preventivi approvati degli Enti Locali ci sono risposte insufficienti , occorre riaprire un confronto per trovare risorse a questo scopo. Rimettere in moto i consumi , evitare alle famiglie in difficoltà di scivolare nella povertà assoluta è compito anche del territorio. Sarebbe possibile ad esempio sottoscrivere un accordo, coordinato dalla Camera di Commercio e con il coinvolgimento degli Istituti bancari locali, per l’anticipo delle spettanza della Cassa Integrazione nelle more dell’iter di approvazione da parte degli Enti preposti e del pagamento dell’Inps. Il presidente della Camera di Commercio sta lavorando su questo progetto e già ci sono le prime disponibilità delle banche, nei prossimi giorni speriamo di concludere con la firma del protocollo. In questo contesto si inserisce la richiesta di rifinanziamento e incremento delle risorse per il Reddito Minimo istituito dalla Regione Lazio, l’abolizione dei Ticket. L’abbassamento delle aliquote Irpef almeno per le fasce più deboli della popolazione e per i lavoratori che perdono il lavoro o sono interessati dalla Cassa Integrazione. Mi preme qui ricordare, senza alcuna polemica ,che la richiesta di abbassare le aliquote Irpef, e non solo, al Comune di Rieti è stata ribadita unitariamente da Cgil, Cisl,Uil con l’assenso anche dell’Ugl ,nell’incontro con l’assessore Diana prima della presentazione del Bilancio 2010 al consiglio comunale. Non capisco davvero come si possa a volte, in questa città, anche nel mondo sindacale, essere così smemorati e magari approfittando dell’ignaro giornalista attribuirsi meriti che sono di tutti.Tra l’altro bisognerebbe aprire un tavolo tecnico con il Comune per concordare le modalità operative della positiva decisione.
Una Battaglia contro la precarietà : anche per questo punto una parte importante la deve svolgere il territorio. Occorre un piano di stabilizzazioni negli Enti pubblici dove operano ormai da anni lavoratori precari, estendere la stabilizzazione degli LSU in più comuni possibili. Abbiamo chiesto tante volte una modifica sui vincoli del patto di stabilità al fine di consentire agli Enti Locali di procedere a nuove assunzioni e di sbloccare risorse per gli investimenti e le opere pubbliche.
Occorre anche un ruolo attivo degli Enti verso le società o le cooperative che si aggiudicano gli appalti o la gestione dei servizi per evitare sfruttamento e precarietà dei rapporti di lavoro inserendo nel contatto delle clausole esigibili per l’applicazione integrale dei Contratti di lavoro sottoscritti con le Organizzazioni di categoria più rappresentative e vietando forme di lavoro anomale e illegittime.
Rieti 2015: Il patto sottoscritto a livello locale che contiene alcuni progetti importanti e strategici e che purtroppo non si è completato con la sottoscrizione della regione. E’ vero che alcuni progetti sono stati nel frattempo avviati e qualcuno è stato anche concluso ma questo non impedisce di proseguire il percorso. C’è il punto del riconoscimento dello stato di crisi sul quale abbiamo insistito come OO.SS. Non siamo innamorati delle parole ma non c’è dubbio che se vogliamo difendere quel che resta dell’industria e creare le condizioni per avere indispensabili elementi di competività per nuovi e urgenti insediamenti manifatturieri il problema lo dobbiamo risolvere. Anche lo straordinario elemento dell’87/3C conquistato nella vertenza Alcatel-Ritel non è stato finora colto a sufficienza. L’urgenza nasce anche dal fatto che la stragrande maggioranza dei lavoratori finita la cassa integrazione, consumato il periodo della mobilità non trovano alcuna possibilità di ricollocazione lavorativa. La competitività del territorio sarà utile anche per le realtà industriali come la Baxter e altre piccole e medie imprese industriali che stanno investendo e resistendo alla crisi. Ci sono ancora nel territorio tante realtà importanti che vanno salvaguardate.
Ma c’è anche la questione della Solsonica , del polo dell’energia e del polo della ricerca ad essa collegato. Ricordiamo che in questo momento nell’azienda ci sono lavoratori in cassa integrazione e che, secondo quanto detto dall’ amministratore negli incontri e sulla stampa, ad oggi non è prevedibile il rientro al lavoro per tutti. Il dibattito che si è acceso sui pannelli solari e sulla loro utilizzazione nel territorio provinciale è importante se non ne blocca l’utilizzo e quindi se serve ad arrivare a soluzioni certe e rapide. Tuttavia forse le sorti dello sviluppo dell’azienda , la salvaguardia e l’incremento dei posti di lavoro sono legati anche all’approvazione del Contratto di Programma presentato al Governo e al mantenimento degli impegni sulla ricerca e sviluppo assunti dalla Regione Lazio. Conoscendo l’amministratore Delegato, intuisco che per aver sentito la necessità di andare sulla stampa evidentemente i problemi o le opportunità sono urgenti.
Non c’è dubbio che nelle prossime settimane va risolta la vertenza Ritel dopo che tutti gli “ostacoli” così definiti anche dal Ministero, sono stati superati grazie in particolare al Presidente Melilli ma anche al lavoro del Sen. Cicolani e alla pressione esercitata a fianco dei lavoratori, veri protagonisti della vertenza, dalla politica e dalle istituzioni locali. Noi non siamo assolutamente disponibili ad accettare passi indietro da parte di nessuno, Alcatel e Finmeccanica per prime. LA convocazione del tavolo di crisi provinciale va finalizzata ad ottenere subito una nuova convocazione al Ministero dello Sviluppo.
Le Infrastrutture e quindi la Salaria : Uno dei 39 punti riportati nell’accordo sottoscritto nel 2009 con la regione Lazio che prevedeva l’impegno ad aumentare le risorse regionali da 60 a 100 milioni di euro. In sede di approvazione del bilancio 2010 questo impegno deve essere onorato. Però occorre anche dire che oltre alla disponibilità delle risorse certe anche da parte del Governo per la parte maggiore, occorre che l’Anas provveda alla progettazione dell’opera e ottenerne il definitivo inserimento tra le infrastrutture prioritarie . In assenza di questi passaggi il rischio è il tempo continui a trascorrere senza il concreto avvio dei lavori. Il completamento definitivo della Rieti-Terni, Rieti –Torano, Rieti-Amatrice. La messa a progetto di una strada di collegamento tra Rieti Capoluogo e la Sabina, pensiamo a Soratte ad esempio. Questa nuova opera la riteniamo necessaria e strategica anche per unire la Provincia e dare a Rieti capoluogo la centralità che merita. Abbiamo apprezzato i progetti annunciati dal Comune di Rieti sull’anello intorno alla città e su altre opere, purchè completati con la creazione dei parcheggi di prossimità collegati con il Centro storico cosi da attribuire alla città un nuovo aspetto e nuova efficienza.
La rete scolastica provinciale dopo il dimensionamento realizzato nell’anno scolastico in corso rischia ulteriori e pesanti tagli per effetto della ulteriore applicazione delle controriforme approvate. Aggravato dal mancato riconoscimento anche su questo punto delle specificità territoriali sia dalla regione e soprattutto da un modo assurdo di applicare le decisioni da parte del Ministero. Il piano di razionalizzazione e dimensionamento congiunto alla riforma della scuola secondaria porteranno in questa provincia una significativa riduzione dell’offerta formativa su intere zone già fortemente penalizzati dal decentramento e dalla bassa densità demografica. Se non interveniamo e correggiamo gli effetti pratici determineranno la scomparsa delle scuole in tanti piccoli comuni della provincia con tutto quello che ne consegue in termini di ulteriore spopolamento delle zone più interne del territorio e di degrado dei paesi. Si costringono infatti i giovani che hanno coraggiosamente scelto di tornare a vivere nei luoghi di origine e a formare una famiglia, tra mille difficoltà e spesso in situazioni lavorative precarie, a trasferirsi in centri più grandi e molto probabilmente fuori provincia. Sul versante occupazionale lo scenario è egualmente drammatico con decine e decine di unità di personale di ogni ordine e grado di scuola che già da quest’anno si sono trovati senza posto di lavoro, se precari, e in esubero se a tempo indeterminato. Occorre da subito riprendere il confronto al tavolo provinciale per trovare le contromisure e le controproposte sulle quali aprire una vertenza Rieti.
I Trasporti:Dobbiamo affrontare la questione del Cotral relativamente agli autobus sempre più vecchi e usurati costringendo l’azienda al rispetto degli accordi sottoscritti e degli impegni assunti. Particolare attenzione merita la costruzione del nuovo deposito di Rieti . Anche su questo aspetto Cotral insieme alla Provincia si erano impegnati, individuando anche il luogo nei pressi del Nucleo Industriale. L’urgenza nasce anche dal fatto che l’attuale deposito ha grossi problemi di sicurezza e idoneità. Va ripresa la discussione sul piano del trasporto provinciale raggiungendo una migliore efficienza del servizio per e da Roma dando così una risposta positiva alle quotidiane richieste dei pendolari e ai loro evidenti disagi sia in termini di confort che di orari. Non è secondario però il trasporto all’interno della provincia anzi questo aspetto è importantissimo per ridare ruolo e attrazione a Rieti Città capoluogo ancora oggi sede di importanti servizi pubblici ed economici. Insistiamo anche sul collegamento ferroviario con Roma ,tratta Terni- Orte. Due anni fa dopo numerose riunioni con la Regione Lazio le Ferrovie dello Stato, le Ferrovie Centrali Umbre, la Provincia fu definito un progetto che doveva vedere l’acquisto di tre nuovi treni, idonei alle nuove esigenze della tratta Orte-Roma, di cui uno a carico della Regione e due delle Ferrovie Umbre. La fine della trattativa si concluse con l’istituzione della sola corsa di andata di un treno che evidentemente non soddisfa le esigenze del territorio e dei pendolari. Riteniamo che il tema vada al più presto ripreso perché in attesa della famosa ferrovia diretta per Roma questa soluzione può rispondere alle reali necessità di collegamento con Roma capitale in tempi giusti e con frequenze corte in particolare negli orari di punta per il pendolarismo. Tra l’altro tale soluzione alleggerirebbe ma non sostituirebbe il trasporto pubblico verso la capitale o per Passo Corese. Importante sarebbe ridare senso e sviluppo alla linea ferroviaria Terni-Rieti-L’Aquila e per rispondere dal prossimo anno accademico alle necessità di trasporto degli studenti universitari reatini che frequentano l’università dell’Aquila ma anche degli studenti fuori sede che potrebbero spostarsi lungo l’asse ferroviario per l’affitto delle case. Quest’anno il servizio di trasporto è stato garantito con l’utilizzo di fondi a carico del Comune di Rieti, con fondi per la ricostruzione e in parte della regione Abruzzo ma incerte sono le previsioni per il prossimo anno. Tale recupero di efficienza della tratta ferroviaria sarebbe un ulteriore occasione per Rieti Capoluogo, per la nostra economia commerciale , sociale e culturale.
Il polo di Eccellenza delle Carni che doveva dare una risposta ai lavoratori licenziati dall’Inalca. Dico doveva primo perché il progetto si è fermato e comunque molto ridimensionato rispetto al’origine, secondo perché pur rimanendo un progetto valido nessuno sembra sapere i tempi di realizzazione ne le unità lavorative che potrà occupare. Nel frattempo i lavoratori ex-Inalca stanno via via terminando il periodo di mobilità e si apprestano a diventare disoccupati senza più percepire alcuna indennità. A noi restano comunque sconosciute le motivazioni vere del ritardo dell’avvio del piano industriale e del comportamento del Consorzio delle Carni di Qualità composto da imprese diverse di cui alcune molto importanti nel settore. Per quanto ci riguarda abbiamo fatto tutto il possibile ma sia chiaro che non ci rassegneremo e fin dai prossimi giorni torneremo a sollevare la questione. Tra l’altro la realizzazione del progetto completerebbe il lavoro sulle filiere delle produzioni tipiche sulle quali sono in atto progetti e investimenti anche da parte della Regione.
L’acqua pubblica e i beni comuni In una provincia ricca di beni comuni come la nostra non possiamo consentirne la privatizzazione. Non possiamo regalare agli interessi del mercato privato una straordinaria opportunità . Siamo stati sempre contrari a processi di privatizzazione dell’acqua e in prima fila per impedire simile scelta anche nella forma della gestione del servizio seppur con l’ingresso anche minoritario del privato, le cosiddette società miste. Dove si è fatta la scelta della privatizzazione oggi, alla luce delle esperienze negative, chiedono di tornare ad una gestione completamente pubblica dell’acqua ,per questo ci auguriamo che le scelte fatte nel nostro ambito vengano confermate anche alla luce delle nuove normative. Ciò è possibile attraverso la costituzione di un consorzio tra comuni per la gestione associata del servizio che così rimarrebbe completamente in mani pubbliche. Problema irrisolto rimane quello della captazione dell’acqua dal bacino idrografico della nostra provincia Peschiera-Le Capore, uno dei più grandi d’Europa che è stata da sempre in mani romane senza nessun ritorno economico per il nostro territorio. Il recente annuncio di avvio del processo per la definitiva privatizzazione di Acea ,oggi pubblica al 51%, significa che se non corriamo ai ripari , noi reatini, ci troveremo le nostre sorgenti in mani private. Se poi ci mettiamo anche il fatto che Acea detiene il 49% di Sogea, società che gestisce il servizio idrico integrato del capoluogo reatino , allora il quadro è completo e merita una risposta chiara forte e determinata da parte dell’intero territorio.
L’accreditamento delle RSA (altro punto dell’accordo regionale ) elemento necessario per realizzare un sistema socio-sanitario adeguato alle esigenze e ai bisogni del territorio. La riorganizzazione della rete Ospedaliera così come sottoscritto nel tavolo della regione e l’avvio della riabilitazione , vedi Poggio Mirteto e non solo, per garantire il diritto di cura e di assistenza che permetta alle persone di vivere e curarsi nel proprio ambiente familiare. C’è bisogno di un piano concreto per le nuove patologie come le demenze e l’Alzaimer e ai 5 Distretti bisogna dare uomini e risorse finanziarie, specialistiche appropriate al singolo territorio perché cessi, ove non necessario, il ricorso non appropriato alle cure ospedaliere o peggio la mobilità passiva nelle provincie limitrofe. Oggi è possibile farlo se consideriamo che gli interventi su molte strutture ci sono state. Ci si dice che la Asl di Rieti è quella che meglio di tutti ha in questi anni operato dentro i vincoli del piano di rientro senza rinunciare ad interventi importanti su molti aspetti della sanità reatina. E’sicuramente vero tant’è che le risorse risparmiate raggiungono milioni di euro. Ora non credo sia sbagliato chiedere alla Regione, di reinvestire una buona parte del risparmio in dotazione organiche e in investimenti su nuovi servizi ospedalieri e territoriali primo tra tutti la riduzione delle liste di attesa. Occorre trovare un punto di intesa con i medici di famiglia anche per gli ambulatori di paese: visitarne alcuni farebbe bene a molti amministratori. Particolare bisogno di intervento viene richiesto su tutta la materia delle “Badanti” sia dal punto di vista formativo che di sostegno alle famiglie. I gravi eventi che hanno interessi alcune strutture private richiedono contromisure non più rinviabili. Un sistema di controllo più attento oltre che alle forze dell’ordine è in carico agli Enti Locali. Siamo una delle provincie con il più alto indice di vecchiaia e non possiamo non avere un sistema di assistenza e di politiche sociali adeguato trasformando il dato in fattore positivo anche in termini economici. Serve un intervento di sostegno ai Comuni per istituire e riqualificare i Centri Anziani in ogni comune, farli diventare punto decentrato di alcuni servizi sociali, sanitari, culturali.
Rieti, il Capoluogo: è un punto sul quale come Cgil anche in questa relazione ma non da adesso puntiamo molto. In questi anni più volte si è manifestata in varie parti del territorio la richiesta o la minaccia di andar via da parte di gruppi di cittadini, associazioni,Comuni. Ciò nasceva di certo come reazione, non importa se giusta o sbagliata, ad alcune risposte negative a progetti di sviluppo delle singole comunità e ad una mancanza di collegamento anche verso la Città capoluogo. Comunque poggiava su un senso di non appartenenza che trova le sue origini fin dalla costituzione della provincia avvenuta più sulla carta che non sulla storia . Lo sviluppo del Nucleo Industriale di Rieti-Cittaducale, l’esistenza nella Città di Rieti di importanti e fondamentali Enti pubblici ha per anni nascosto questa condizione. La crisi del Nucleo, il decentramento e in molti casi la chiusura di Enti e strutture importanti ha riacceso il problema.
Bisogna per onestà dire che anche le scelte politiche amministrative fatte proprio dalla Città e ancora presenti hanno pesato e continuano a pesare.
Noi pensiamo invece che molto si possa e debba fare , alcune opere infrastrutturali e il ragionamento sul piano di mobilità e di trasporto prima indicate vanno in questa direzione . Ma non basta. E’ necessario che il Comune Capoluogo dimostri di voler vivere questa positiva condizione e svolgere un ruolo di unione e non di divisione con il resto della provincia sia verso le aree più interne che verso il territorio della sabina che oggi vive una situazione migliore, dal punto di vista dello sviluppo. Serve una politica di inclusione e non di esclusione tenuto conto che la Città offre luoghi e strutture culturali in grado di attrarre il resto della provincia.
Il polo della Logistica di Passo Corese: Giustamente è stato definito come il primo importante progetto dopo il Nucleo Industriale di Rieti e Borgorose. Le dimensioni dell’insediamento, i dati previsti degli investimenti, le quantità economiche delle opere, le previsioni in termini di posti di lavoro sono sicuramente di rilievo. Dopo tanti anni dalla ideazione e nel momento in cui sono partiti i lavori si è creata una discussione che merita senz’altro attenzione e rispetto. Tutti riteniamo giusto e necessario che si proceda ai necessari e previsti controlli prestando la massima attenzione alle esigenze evidenziate da una parte di popolazione anche se minoritaria. Però nemmeno si può pensare che, giunti a questa fase, si possa bloccare la realizzazione. Dobbiamo fare in modo che il progetto si avvii verso la fase conclusiva chiedendo e agendo per accelerare i controlli. Sbagliano quelle forze politiche che si fanno promotrici di iniziative parlamentari chiedendo il blocco dei lavori. Non si chiede il blocco dei cantieri per un’opera così importante, semmai si chiede vigilanza e tempi certi perché si effettuino tutte le verifiche necessarie anche perché nel frattempo nelle aree confinanti si promuovono e si incentivano iniziative simili.
Tuttavia è arrivato il momento, dopo aver sottoscritto il primo protocollo sulla sicurezza in sede di Consorzio Industriale, di chiedere la convocazione alle associazioni di categoria per cominciare a parlare delle modalità e delle condizioni dell’occupazione prevista e insistiamo nel chiederne una quota a favore dei lavoratori che hanno perso e perdono il lavoro a seguito della crisi del Nucleo Industriale.
Come dicevo all’inizio del capitolo quelle citate sono solo alcune priorità, ce ne sono altre sulle quali torneremo nei prossimi giorni.
Una questione però che le comprende tutte riguarda il sistema di vigilanza per garantire la legalità e la sicurezza del territorio. Si dice sempre che siamo una provincia “pulita” “tranquilla” e fuori dagli interessi illegali delle associazioni malavitose. In realtà i dati, se ben compresi, non dicono proprio così. Bisogna quindi proseguire nella linea della vigilanza e della collaborazione fra istituzioni, forze economiche, forze di polizia. La legalità, quella vera, e la sicurezza sono elementi di competitività di un territorio e del suo sviluppo. L’azione svolta in questi anni dal Silp per la Cgil di Rieti insieme con la Camera del Lavoro ha dato importanti risultati in termini di iniziative e di sensibilizzazione. Non bisogna abbassare la guardia, questo è quello che diciamo e se poi riusciamo ad ottenere più sostegno in termini di mezzi e di uomini,a evitare iniziative di singoli comuni su questo terreno senza coordinamento con le forze di polizia sarebbe meglio. Occorre ottenere il potenziamento del Posto di Polizia di Passo Corese e arrivare ad istituirvi un commissariato.
Lo sviluppo del territorio riguarda anche le Aziende e le associazioni di loro rappresentanza: Confindustria.,FederLazio, Cna e tutte le altre.
Ribadisco anche in questa occasione l’aspetto più volte evidenziato e che vorrei definire meglio. Mi pare infatti di cogliere un atteggiamento di distacco e di ripiegamento mai evidenziatosi in passato, lo dico con rispetto e lo dico sapendo che come per noi anche per loro ogni giorno c’è una difficoltà e una nuova reltà negativa che si prospetta. Ci si incontra , con le rispettive categorie, per affrontare una crisi, vecchia o nuova che sia, per trovare una soluzione che tenga insieme le prospettive dell’azienda e le necessità di reddito dei lavoratori. So bene quindi quanti imprenditori ci sono nel nostro territorio che tengono molto anche alle sorti dei propri collaboratori e che aspettano fino all’ultimo giorno prima di avviare procedure di cassa o di mobilità. Ma proprio per questo non capisco perché tutti i tavoli di confronto annunciati non sono mai stati attivati e quanto raramente ciò accaduto non si sia poi più dato seguito alla discussione. Lo dico perché penso davvero che le forze di rappresentanza economica debbano e possono svolgere un ruolo di spinta e di impulso sui temi generali che investono il territorio. Forse è vero che noi andiamo troppo sui giornali ma insomma anche il silenzio o il lavoro solitario credo non portino da nessuna parte e comunque si sortiscono meno risultati di un lavoro a squadra. Individuo nella Camera di Commercio, che sta tra l’altro operando in maniera dinamica e puntuale con iniziative di grande spessore, lasciatemi per questo ringraziare il Presidente Regnini e con lui la Giunta e i colleghi consiglieri, il luogo adatto per sviluppare un confronto e una riflessione sul come intendiamo costruire il futuro della Provincia e spero di veder accolta questa idea o ipotesi di lavoro come la vogliamo chiamare.
LA CAMERA DEL LAVORO, LA SQUADRA
Negli ultimi quattro anni siamo cresciuti in termini di iscritti passando dagli 12000 del 2005 ai 14300 del 2009. La crescita riguarda i lavoratori attivi e i pensionati. Il fatto che lo Spi rappresenti il 65% della nostra forza non è un punto di svantaggio, ne una questione da tenere nascosta. Chi ha avuto la possibilità di partecipare ai congressi di Lega e poi al congresso provinciale dello Spi si è potuto rendere conto di quanta forza, capacità, saggezza, amore per la Cgil, c’è in questi compagni: Ma soprattutto della straordinaria capacità di proporre e assumersi in primo luogo la fatica e l’impegno sulle cose da fare, sulle politiche da mettere in campo e , non secondaria, la disponibilità a lavorare insieme, uniti e solidali. Io chiedo a tutto il gruppo dirigente di lasciarsi contaminare da questo atteggiamento . Senza lo Spi noi non potremmo davvero pensare di affrontare i compiti che in questo territorio ci aspettano perché in ogni paese come in ogni nostra sede c’è la loro presenza e il loro lavoro.
Credo che oggettivamente chiunque possa dire come in questi anni la Cgil di Rieti sia stata in campo e abbia svolto un lavoro positivo. Conosciamo i nostri limiti, alcuni sono emersi anche nel percorso congressuale. Nei prossimi giorni ricominceremo a lavorare sulla base del programma che da oggi varrà per tutti, torneremo nel territorio, nei posti di lavoro ovunque riteniamo necessaria la nostra presenza.
Ci viene chiesto di aumentare la nostra presenza con i servizi, di presidiare ancora di più tutto il territorio anche in termini di iniziativa politica, di presenza politica . Lo dobbiamo fare. Però lasciatemi fare un caloroso ringraziamento a tutte le compagne e i compagni operatori dei servizi. Sono straordinari e lo penso anche quando . qualche volta, mi scappa di arrabbiarmi con loro.
E’ necessario allora che riprendiamo l’iniziativa portando a termine l’idea di costituire per zone corrispondenti ai Distretti sanitari, la rappresentanza della Cgil. Gruppi di compagni e compagne di tutte le categorie, di giovani e stranieri che raccolgano esigenze, discutano e partecipino alla contrattazione sociale. Occorre individuare sempre più attivisti che, appositamente formati, diano sostegno ai Servizi. Il Lavoro del Caaf e dell’Inca è molto cambiato e continuerà a cambiare. L’85% della richiesta è per consigli, consulenza che può essere data, almeno come prima risposta, dai suddetti attivisti che devono essere capaci poi di indirizzare verso la specializzazione le eventuali azioni da fare verso gli enti preposti. Questa modalità di lavoro ci aiuterà ad accogliere meglio le persone a dare risposte mirate e appropriate e anche a scaricare dai servizi un buona mole di lavoro. Ecco perché dico che questo lavoro è di tutti e quindi nessuna categoria si può chiamare fuori: Non è un lavoro che possiamo pretendere di affidare ai soli pensionati. Penso alla F.P, alle Fillea, alla Filcams, alla Flc, alla Filt se guardo al territorio, penso agli altri se guardo al posto di lavoro.
Un sistema del genere se lo metteremo in atto non solo darà riposte migliori ma ci permetterà di incrociare i tanti lavoratori, di ogni settore, che operano nel cosiddetto diffuso e parcellizzato. E sarà un lavoro di presidio per i diritti sempre più lontani e negati a troppe persone e che darà buoni risultati sul proselitismo.
Come prima iniziativa che dobbiamo prendere è la costituzione del Coordinamento dei lavoratori migranti della Cgil. E’ una richiesta che ci è stata fatta dai delegati stranieri che hanno partecipato al nostro congresso. Sono presenti in tante categorie e quindi ci dobbiamo attivare tutti. E’ un bell’obiettivo che inseguiamo da qualche anno e che finalmente possiamo cogliere.
Mi sembra quindi di capire che per la Cgil tiri una bella aria .
Per questo dico che non dobbiamo farci prendere dalla “sindrome della crescita”.
Logico che non possiamo farlo da soli, c’è bisogno della partecipazione di tutta la Cgil, da quella di Roma e del Lazio a quella Nazionale. Superando anche qualche limite della Conferenza di Organizzazione conclusasi inaspettatamente con una penalizzazione, in termini di risorse, del territorio almeno per quanto riguarda la confederazione.
In questo ultimo anno abbiamo superato anche questo limite, grazie alla disponibilità della Cgil a ogni livello ma anche perché abbiamo sempre onorato gli impegni presi nei progetti presentati: E’ successo per il Caaf, per L’Inca, per l’Ufficio Vertenze, per la FederConsumatori ed è avvenuto in tutte le categorie. Io penso che sia necessario, come tra l’altro deciso, che come Cgil Roma e Lazio portiamo a termine un impegno di ulteriore e più equa distribuzione della risorse economiche e umane tra l’area romana e quella delle provincie. So appunto che da questo punto di vista oggi nella Cgil Roma e Lazio c’è una sensibilità e una spinta in questo senso.
Debbo qui ringraziare le categorie regionali della FilcTem , della Fisac, della Filt perché non si sono tirate indietro e hanno confermato e in parte aumentato il loro impegno a Rieti . Discorsi e progetti sono aperti con la Filcams e con la Flai che completeremo nei prossimi mesi.
Care Delegate e Cari Delegati, vi capisco e vi comprendo , penso che non ne possiate più di sentirmi e penso che giustamente pretendiate i fatti.
Non posso però concludere senza rassicurarvi sulla straordinarietà del gruppo dirigente e degli operatori della Camera del Lavoro, forte, benvoluto, motivato, onesto, unito.
A nome vostro e di tutti gli iscritti li voglio abbracciare tutti e se vorrete riconfermarmi alla guida della Cdlt continuerò ad impegnarmi perché sempre di più dobbiamo essere la parte migliore della classe dirigente territoriale, di quella classe dirigente di cui se ne sente davvero bisogno per dare un Futuro senza aggettivi alla nostra cara e amata provincia.
Grazie e come si diceva una volta : Al Lavoro e alla Lotta!


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