Il Congresso della Camera del Lavoro di Roma Ovest

Pubblicato il 10.03.2010 in Notizie

Relaz Segr Gen CongressoIV° CONGRESSO

CGIL Roma Ovest

RELAZIONE :

Simona Cervellini

Segr. Gen. Camera del Lavoro RmOvest

Buon giorno a tutti delegati e delegate che siete oggi qui presenti, per partecipare al quarto congresso della nostra Camera del Lavoro.

Resto, ancora oggi, sempre più convinta di quello che pensavo all’inizio di questo percorso congressuale: che, per la fase che stiamo vivendo, ci sarebbe stato bisogno di un Congresso unitario, o di una modalità di discussione diversa, in grado di farci affrontare ed approfondire i temi senza dividere l’organizzazione o i delegati.

Ma siamo arrivati al termine di questo impegno, che ha visto tutti : dai componenti delle segretarie, dai delegati e delegate dei posti di lavoro e dai compagni delle leghe impegnarsi in un grandissimo lavoro. Per questo vi ringrazio tutti quanti, ma permettetemi, di ringraziare in modo particolare, i compagni e le compagne della commissione di garanzia Franco, Benedetta, Lina, e Daniele che nell’improvvisato ruolo di Presidente della commissione, ha saputo dirigere e organizzare, in questo lungo e faticoso percorso, tutto il gruppo che ha lavorato con molto impegno e molta armonia.

Nella nostra Camera del Lavoro sono state fatte 326 assemblee ed hanno votato 13.610 iscritti di cui 11.450 il documento numero 1 “i diritti e il lavoro oltre la crisi”, pari all’84,12 %, e 2160 il secondo documento “La Cgil che vogliamo” pari al 15,87 % . Su questi risultati verranno costituiti gli organismi dirigenti nel nostro territorio. Il risultato finale è arrivato, consapevoli TUTTI di una cosa : non ci sono nemici al nostro interno e non ci sono avversari. Da questo momento in avanti dovremo impegnarci a discutere e decidere, quale sarà l’identità, il programma e il lavoro della nostra organizzazione, per tutta la nostra organizzazione, negli anni che abbiamo di fronte a noi.

Ma ora che i numeri sono stati ratificati , possiamo occuparci del dibattito politico che spero possa essere ampio e molto partecipato. Il congresso della conta è finito inizia il congresso dei contenuti. Ed è con un brano tratto dal libro di Karl Polanyi del 1944 che voglio iniziare la mia relazione al 4° congresso della nostra Camera del Lavoro. Vi chiederete chi è Karl Polanyi, ? è stato un filosofo, economista e antropologo nato a Vienna nel 1905 ma noto per la sua critica della società di mercato espressa nel suo lavoro principale “La grande trasformazione.” Così affermava già in quell’epoca : “Permettere al meccanismo di mercato di essere l’unico elemento direttivo del destino degli esseri umani e del loro ambiente naturale e perfino della quantità e dell’impiego del potere d’acquisto porterebbe alla demolizione la società.

Nel disporre della forza-lavoro di un uomo, il sistema disporrebbe tra l’altro dell’entità fisica, psicologica e morale “uomo” che si collega a quest’etichetta… La natura verrebbe ridotta ai suoi elementi, l’ambiente e il paesaggio deturpati, i fiumi inquinati, la capacità di produrre cibo e materie prime distrutta” Con questo monito già nel ’44 c’era chi lanciava un avvertimento rispetto al rischio di individuare il “MERCATO” come soggetto determinante le politiche economiche e sociali degli Stati .

Nel suo recentissimo libro, Freefall, l’americano Joseph STIGLITZ, l’ economista ex capo della Banca Mondiale spiega perché dobbiamo cambiare il capitalismo, Ne leggo un piccolo estratto . Nel corso della Grande recessione cominciata nel 2008, milioni di persone, negli USA e nel resto del mondo, hanno perso casa e lavoro, molti altri hanno temuto di dover subire la stessa sorte, e praticamente tutti quelli che avevano accantonato soldi per la pensione o per l’istruzione dei figli hanno visto i propri risparmi ridursi a una frazione del valore iniziale.

Una crisi scoppiata negli Usa è diventata ben presto globale.

Non è così che si pensava sarebbero andate le cose. I moderni economisti, con la loro cieca fede nel libero mercato e nella globalizzazione, avevano promesso prosperità per tutti.

La “Grande Recessione”, il peggior incubo dopo la Grande Depressione di 75 anni prima, ha spazzato via tutte le illusioni, e ci sta obbligando a ripensare i nostri tanto amati punti di vista. Credo che i mercati siano alla base di qualsiasi economia di successo, dice Stigliz ma che non funzionino automaticamente bene. I governi hanno un ruolo da svolgere, che non si riduce a salvare l’economia quando i mercati crollano o a regolamentarli per evitare il tipo di problemi che abbiamo appena sperimentato. Le economie esigono un equilibrio tra il ruolo dei mercati e quello del governo, con apporti fondamentali delle istituzioni private e senza fine di lucro.

La crisi ha portato in luce non solo i difetti del modello economico imperante, ma anche quelli della nostra società: troppa gente ha profittato dei suoi simili. Quasi ogni giorno sono venuti alla luce comportamenti scorretti di coloro che lavorano nel settore finanziario. Il sistema è stato salvato, ma a un prezzo che è ancora difficile valutare. Dovremmo considerare quello attuale, un momento di analisi e riflessione, per pensare al tipo di società in cui vogliamo vivere e per chiederci: stiamo creando un’economia in grado di aiutarci a soddisfare le nostre aspirazioni? Siamo andati ben avanti su una strada opposta, creando una società in cui il materialismo ha il sopravvento sull’impegno morale, in cui il rapido sviluppo che abbiamo ottenuto non è sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, in cui non operiamo tutti assieme come società civile per far fronte ai bisogni comuni, in parte perché un feroce individualismo e un mercato fondamentalista hanno eroso il senso di appartenenza a un gruppo e hanno reso possibili un violento sfruttamento degl’individui privi di protezione. Senza volerlo, gli economisti hanno offerto una giustificazione a questa mancanza di responsabilità morale. In un mondo d’individualismo esasperato, si pensava non ci fosse bisogno di una comunità di soggetti o di una forma di società civile, troppe “riforme” sono state un passivo adeguamento alle esigenze del mercato, svincolati dalla giustizia sociale e dalla democrazia .

“I governi hanno contratto molti debiti per salvare il sistema finanziario, le banche centrali tengono i tassi bassi per aiutarlo a riprendersi oltre che per favorire la ripresa. E la grande finanza che cosa fa? Usa i bassi tassi di interesse per speculare contro i governi indebitati. Riescono a far denaro sul disastro che loro stessi hanno creato”

Si certo per fortuna che c’è Stiglitz , ma quanti Governi, Capi di Stato, Politici danno ascolto a questi accorati richiami a riflettere ed a invertire l’impostazione attuale e ripristinare il primato della Politica sul mercato ?

Le proposte della Commissione europea guidata proprio dal Premio Nobel Joseph Stiglitz, ormai iniziano a diventare realtà, perfino Sarkozy accoglie in questi mesi, la proposta di un nuovo rivelatore dell’economia quale il principio di “progresso economico”, non più basato solo sul PIL ma pure sul benessere e sulla soddisfazione delle persone. La Commissione Stiglitz, infatti, propone di valutare come indici di ricchezza le condizioni di vita materiale, il livello di sanità, l’educazione, le attività personali, la partecipazione alla vita politica, l’ambiente, la sicurezza. A questo riguardo il Segretario generale dell’OCSE si è vincolato a dare impulso alla diffusione dei nuovi parametri a livello europeo .

E allora, prendendo le mosse dalla crisi economica, perché non cerchiamo di riflettere anche, sulla crisi democratica che nel nostro paese da diversi anni diventa sempre più evidente ?

La perdita di forza del sindacato è uno degli elementi che contribuisce ad indebolire il tessuto democratico nella società. La Costituzione Italiana fa riferimento ad una forma di democrazia rappresentativa in cui il ruolo dei cittadini non si esaurisce nel voto per l’elezione dei deputati ma si esercita attraverso la partecipazione a soggetti collettivi (partiti, sindacati, associazioni) che dovrebbero mantenere un rapporto dialettico con le istituzioni di governo. Qualunque indebolimento del ruolo di questi soggetti collettivi si traduce in una riduzione di democrazia, perché, nelle società complesse, non contano gli individui come tali, ma il gioco dei poteri economici e sociali che ciascuno rappresenta. Del resto proprio la frammentazione del lavoro, il dilagare dei rapporti di lavoro precari, rende difficile la rappresentanza dei lavoratori al di fuori di una politica sindacale di unificazione dei diritti lavoristici . La politica perseguita da CISL e UIL, mentre esalta a parole il ruolo della contrattazione, nei fatti consegna il sindacato alle scelte del Governo e di Confindustria in cambio di una gestione privatistica del welfare, ricondotta all’interno degli ENTI BILATERALI. Si tratta di un ritorno indietro ai tempi in cui i diritti sociali dipendevano dalla propria condizione lavorativa e non dal riconoscimento dei diritti di cittadinanza.

La politica deve dare un giudizio su questi due modelli di sindacato che rispondono a due diversi modelli di democrazia, non può limitarsi a invocare la necessità dell’unità sindacale senza analizzare le ragioni della rottura, deve anche dire quale ruolo deve giocare il sindacato nella costruzione della democrazia economica, tema straordinariamente attuale dopo la crisi finanziaria di questi anni. Infatti la democrazia economica non può intendersi come trasferimento del rischio di impresa ai lavoratori, ma piuttosto come controllo da parte dei lavoratori sull’uso delle risorse e la congruità delle scelte produttive, cosa possibile solo con il riconoscimento della rappresentanza e rappresentatività sindacale. Il tema del voto dei lavoratori sulle piattaforme contrattuali fa parte di questa questione più complessiva.

Un altro tema che vede le organizzazioni sindacali diametralmente opposte, è il disegno di legge 1167-B in esame al Senato.

In questi giorni è apparso l’appello “Fermiamo la controriforma del diritto del lavoro”. Umberto Romagnoli, professore emerito di Diritto del lavoro all’Università di Bologna, è il primo firmatario di questo appello, giuslavoristi, avvocati e professori, lo hanno sottoscritto. Nomi importanti del mondo accademico e politico come Tiziano Treu, Luciano Gallino e molti altri. E’ un disegno di legge pericoloso. È un tentativo rozzo ma insidioso di mangiucchiare l’edificio normativo dello Statuto dei lavoratori e dell’articolo 18. Il testo sembra che parli di tecnicismi per gli addetti ai lavori, invece tratta temi che riguardano direttamente tutti, almeno tutti quelli che lavorano, cercano un lavoro o lo cercheranno in futuro.

Nel testo è previsto che il lavoratore possa essere assunto con contratti scritti e certificati da appositi enti bilateri, composti da rappresentanti sindacali e imprenditoriali. In questi contratti può essere inserita una clausola che prevede che in caso di controversie le parti si debbano rivolgere ad un arbitro e non al giudice del lavoro. Questo arbitro potrà prendere le sue decisioni sulla base del principio di “equità”, ovvero a sua discrezione, inoltre, se l’arbitro dovesse dare ragione al datore di lavoro, il lavoratore non potrebbe più fare appello al giudice ordinario. Gli enti bilaterali esistenti, non hanno queste funzioni, Cisl e Uil vorrebbero modificarli . Perché questi provvedimenti non diventino legge ci sarà bisogno di un forte ostruzionismo e una forte opposizione; la politica, i partiti, soprattutto quelli che vorrebbero mantenersi equidistanti tra le posizioni della cgil e quelle di cisl e uil, che posizione prenderanno ?

Per ricomporre il lavoro, occorre agire sia attraverso gli strumenti del sindacato ed anche con quelli delle scelte politiche per una nuova ed avanzata legislazione del lavoro, che abbia quale asse centrale l’obiettivo di un lavoro a tempo indeterminato per tutti

In Italia L’ISTAT fa i conti e alla fine il dato è impietoso: Sono 2,6 milioni i senza lavoro in Italia: non accadeva da quasi sei anni, la disoccupazione supera la soglia del 10%. Ecco nel concreto il dispiegarsi degli effetti pesanti della crisi sull’occupazione.

Si conferma così, purtroppo, che per l’occupazione il peggio arriva adesso e per i prossimi mesi lo scenario non è destinato a migliorare. Il crollo della produzione, è stato del 17,5%. Si tocca così il punto più basso dal 1991 ad oggi.

Ma non eravamo usciti dalla crisi ?

Una crisi che il Governo inizialmente ha tentato perfino di negare, dicendo che non c’era: basti ricordare meno di un anno fa gli incentivi per gli straordinari, decisi da una maggioranza ignara dello stato reale della situazione. Una misura grottesca in un paese che cominciava a registrare le prime chiusure di attività produttive.

Poi ci hanno raccontato che la crisi sarebbe stata di scarso impatto sull’Italia: basti pensare alle risorse scarse, le più scarse tra i paesi europei messe a disposizione per contrastare la crisi. Al contrario delle risorse però, il Governo si impegnava attivamente e robustamente a dividere il sindacato e isolare la Cgil.

Poi ci hanno raccontato che la crisi era già superata, chiamando a testimonianza i flebili segnali di ripresa delle borse.

Può darsi che l’inadeguatezza di alcune misure del governo, sia dovuta anche a una dose di miopia, unita però alla scelta di favorire interessi, sotto la pressione di Confindustria e di quelle forze che hanno pensato bene di utilizzare questa fase per modificare i rapporti di lavoro in senso autoritario , giustificare l’ulteriore riduzione della protezione sociale e rendere permanente e funzionale la precarietà.

Ma c’è di più.

A ispirare una tale sequenza di affermazioni e comportamenti abnormi c’è la negazione delle ragioni strutturali della crisi : non riconoscere cioè che la separazione tra economia reale e finanza, politica ed economia, interessi generali e interessi speculativi, diseguaglianze sociali, crescita senza qualità fondata sulla competizione senza limiti e dunque mercificazione del lavoro e dell’ambiente, sono strutturalmente la causa dell’instabilità del sistema economico .

La crisi svela questa verità.

Molti dei nostri settori manifatturieri sono colpiti dalla perdurante crisi di mercato e dei consumi. Il tempo delle bugie è ampiamente finito così come quello dei provvedimenti tampone. Il Paese ha bisogno di “indirizzi precisi” a partire dal sostegno agli investimenti orientati all’innovazione tecnologica e di prodotto.

Sulla spinta di alcuni grandi nuovi governi, sta crescendo, e questo è un fatto molto positivo, un’attenzione straordinaria alle nuove possibilità, anche tecnologiche e di sviluppo, che offrono l’economia sostenibile, il risparmio e l’efficienza energetica. Da questo punto di vista non c’è dubbio che è forte la spinta di Obama .

Sull’economia sostenibile e l’efficienza energetica ci potrebbero essere spazi enormi di occupazione, sia nella ricerca che nelle sue forme di applicazione. La risposta del nostro Governo su questi temi quale è stata ?

La costruzione di CENTRALI NUCLEARI

Voglio inoltre aggiungere, rispetto alle scelte del governo, il decreto in materia di servizi pubblici locali, perché apre la strada a una sostanziale privatizzazione di settori di attività, molti dei quali operanti su quelli che chiamiamo beni comuni o beni pubblici;

Dopo decenni di gestione privata che non ha dato di certo i risultati che pensavano di ottenere, sono ritornati alla gestione pubblica Francia, Germania, Svizzera ecc.

Nelle zone d’ Italia dove già da decenni è in funzione la gestione privata, questa ha dato solo profitti ai gestori, che senza aver speso un EURO, a discapito di ciò che prevede la legge, di fare migliorie nella distribuzione e non aumentare i costi, hanno fatto tutto il contrario imponendo aumenti delle bollette anche di 5 volte rispetto a quanto si pagava con le gestioni pubbliche, e non migliorando per niente il servizio, gestione che senza alcun controllo e senza altre imprese di concorrenza diventa un monopolio privato che si garantisce solo profitti in quanto in qualsiasi momento, crisi o no, aumentando le tariffe sulle bollette, hanno sempre il guadagno garantito. Le persone possono fare a meno di tante cose ma non certo DELL’ACQUA, DEL CIBO E DELL’ARIA. Visto quello che sta accadendo per l’acqua, che succederà domani ? Dovremo pagare anche l’aria che respiriamo?

E sempre a difesa dei servizi pubblici, dobbiamo insistere nel rispetto e nel mantenimento del ruolo che le regioni giustamente richiedono per quanto riguarda in modo particolare, ma non solo, la spesa sanitaria, perché qui siamo ad una forte riduzione, che per noi vuol dire riduzione di occupazione, di servizi e anche di domanda pubblica.

Tra poco tempo esattamente il 28 e 29 marzo andremo a votare per eleggere i nuovi Consigli Regionali. In tutta la nostra AUTONOMIA non dimentichiamo che malgrado ritardi ed errori, la Giunta Regionale del Lazio, aveva intrapreso il grande lavoro dell’abbattimento del debito sanitario con il quale ha dovuto cimentarsi e che ha pesato su ogni azione messa in campo: il reddito minimo garantito, gli ammortizzatori sociali in deroga per tutti quei lavoratori che altrimenti sarebbero stati totalmente privi di protezione. Un debito, che non dobbiamo MAI dimenticare, proviene dalla gestione del precedente Consiglio regionale, proviene dalla gestione Storace, quella dissoluta fatta di scandali (lady ASL), senza bilanci RATIFICATI che tutti noi paghiamo e pagheremo per i prossimi 30 anni. Oggi Storace riparte all’attacco per rimettere le mani sulla nostra regione, la sua lista è già passata e non sta in bilico come quella del PDL che per il modo raffazzonato con cui è stata presentata non è stata ammessa. Noi comunque vada il tormentone delle liste dobbiamo impegnarci a fare tutto quello che è nelle nostre possibilità perche quei personaggi non possano riappropriarsi della nostra regione.

La crisi ha aggravato il declino dell’Italia che già preesisteva e si mostrava con le retribuzioni più basse dei paesi dell’Ocse, con risibili investimenti pubblici e privati in ricerca, scuola, università e formazione, senza politica industriale né difesa delle attività portanti dell’industria manifatturiera, con un modello di specializzazione produttiva in affanno e da innovare, un mercato del lavoro frammentato e la precarizzazione del lavoro utilizzata come leva su cui fondare una competizione senza qualità.

Nord e Sud divisi e diversi, una grande economia sommersa e il lavoro nero utilizzato come suo asse portante, la cultura dell’illegalità diffusa e incentivata da condoni e furbizie contenute in leggi dello stato.

La CGIL ha l’obbligo di aprire una riflessione seria ed una elaborazione vera su questi temi, e oggi la risposta non può che muoversi su due assi essenziali, individuando strumenti efficaci per il loro raggiungimento: OCCUPAZIONE e DIFESA del REDDITO . Questa crisi dà il quadro della difficoltà di un paese, delle persone e delle famiglie, oltre che del sistema produttivo. La disoccupazione si manifesterà compiutamente quando si esauriranno gli ammortizzatori sociali per i settori coperti, che si aggiungeranno a quelli resi invisibili dalla precarietà . Per la ripresa, bisognerà trovare un diverso equilibrio tra domanda interna di beni e servizi , ed export , e dunque una diversa distribuzione della ricchezza che dovrà fare leva sull’aumento del reddito a disposizione delle persone, lavoratori e pensionati.

Proprio per questo, la crisi attuale rischia di essere acuita in Italia da una distribuzione del reddito assai squilibrata che penalizza il lavoro dipendente, le donne, i pensionati e le nuove generazioni oltre ad essere iniqua dal punto di vista sociale, frena il rilancio della domanda interna, condizione necessaria per far ripartire la crescita.

Come uscire dalla crisi e la riduzione del prelievo fiscale, sono due dei temi prioritari alla base dello SCIOPERO GENERALE proclamato per il 12 marzo prossimo. Uno sciopero generale per una riforma del fisco giusto, per una politica industriale che non lasci indietro il Mezzogiorno, per una riforma degli ammortizzatori sociali che possano sostenere l’occupazione, per il rinnovo di tutti i contratti aperti a cominciare dai settori pubblici, per un rilancio degli investimenti necessari nella scuola nell’università, nella ricerca e per confermare e proseguire con rinnovata forza la lotta alle discriminazioni verso i lavoratori e i cittadini migranti e dare risposta alle condizioni dei pensionati e degli anziani, aprendo quel tavolo di confronto già previsto dal Protocollo sul welfare del 2007 e mai attivato.

Riguardo a quello che è avvenuto, sulla regolarizzazione delle colf e delle badanti ci dovrebbero spiegare perché, visto che a fronte delle 500mila regolarizzazioni previste, ne sono state effettuate 300mila, perché non potevamo arrivare a 500mila regolarizzando edili, regolarizzando chi lavora in un bar, o chi lavora in campagna ?

E non ci dimentichiamo che, alle violenze che sono successe a Rosarno in Calabria contro gli immigrati impegnati nella raccolta di prodotti agricoli, la risposta del nostro Governo è stata il trasferimento forzato, la DEPORTAZIONE, dei lavoratori immigrati in altre zone d’Italia, con la rinuncia da parte dello Stato a difendere la legalità e i diritti di tutti.

La Cgil si è immediatamente schierata a tutela dei lavoratori immigrati, contro la violenza organizzata dalle famiglie mafiose della zona, che dopo averli sfruttati selvaggiamente, ha creato le condizioni per respingerli quando il loro lavoro non è stato più necessario.

Violenze xenofobe si sono già verificate anche in altre zone d’Italia nei confronti di altre comunità di immigrati . La Cgil e i suoi attivisti hanno ripetutamente denunciato queste condizioni inaccettabili, subendo spesso anche intimidazioni e pressioni da parte della criminalità organizzata che gestisce il caporalato. L’introduzione del reato di clandestinità nella legislazione italiana ha ulteriormente aggravato la situazione. Questa politica cieca e crudele che spinge ai margini della società e nell’illegalità un gran numero di immigrati, provoca di fatto una condizione che mette nelle mani della malavita organizzata e di imprenditori senza scrupoli manodopera senza diritti e tutele.

Tutto questo danneggia gravemente anche le aziende che praticano una politica retributiva e di assunzioni rispettosa delle leggi e delle regole.

L’effetto di questa politica si traduce anche nella sostanziale violazione dei diritti generali dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione per i figli dei lavoratori non in regola, è una vergogna non dare la cittadinanza a chi nasce sul nostro territorio, ci siamo troppo presto dimenticati del trattamento riservato agli emigranti italiani nei decenni passati.

Sono molti i lavoratori immigrati iscritti alla nostra organizzazione e numerosi di loro cominciano ad avere incarichi di direzione ai vari livelli. Ma il compito della Cgil è e sarà sempre quello di favorire l’integrazione dei migranti nella società d’accoglienza, con pienezza di diritti e doveri, compreso il diritto di voto, nelle elezioni amministrative.

Naturalmente una effettiva integrazione deve riconoscere ed accettare, come una ricchezza per tutti le differenze culturali, religiose e di tradizioni come un contributo alla nascita di una società pluralista e multiculturale, necessaria in una realtà nella quale gli immigrati regolari sono oltre quattro milioni ed oltre un milione sono quelli in attesa di regolarizzazione.

 

La crisi economica in atto richiede un rilancio della piattaforma sul fisco e considera indispensabile e non più rinviabile un profondo intervento di riforma fiscale.

La CGIL pone al centro di questa vertenza la questione della lotta all’evasione e la riduzione delle tasse sui redditi da lavoro e da pensione. Quella sul fisco è una battaglia che la CGIL si trova a fare da sola ma che avrebbe voluto fare unitariamente perché ‘riguarda tutti’. Avevamo fatto con il governo Prodi tre direttivi unitari per decidere uno sciopero se non fossero arrivati cambiamenti sul fisco. Perché oggi lo sciopero unitario non si può più fare? Perché è cambiato Governo?

La CGIL ha lanciato la campagna “per un fisco giusto’, con l’obiettivo di ridistribuire la ricchezza spostando i carichi fiscali in favore del lavoro.

Rivendichiamo un intervento immediato di sostegno ai redditi da lavoro e da pensioni . Questo, diventerebbe subito sostegno alla domanda interna, con un aumento delle detrazioni per 500 euro da erogare entro marzo e poi strutturalmente con 100 euro mensili di detrazione per i prossimi 3 anni. Sarebbe una misura di giustizia fiscale , ma anche, naturalmente, aiuterebbe a generare una maggiore e migliore ripresa dell’economia.

La misura dello scudo fiscale, che non è altro che l’ennesimo condono, adottata dal Governo per fare cassa, è stata una vera ‘vergogna’ , soprattutto perché garantisce l’anonimato.

E’ molto evidente adesso perché sulla tracciabilità è stato fatto un passo indietro.

Sarà sempre più difficile, sulle grandi transazioni fatte all’estero, provare a scovare, dietro all’anonimato, se quei capitali in rientro sono capitali della malavita o se sono capitali di un imprenditore onesto. Gli scandali di questi giorni dove il sistema di collusione tra capitali da riciclare, criminalità organizzata e voto politico di scambio è apparso in tutta la sua virulenza, non ci permettono di abbassare la guardia su questi temi. Il presidente del Consiglio all’ennesimo scandalo che coinvolge politici corrotti, Di Girolamo è uno dei tanti, attacca i magistrati e li offende chiamandoli “talebani” . Quei Giudici , quei Pubblici Ministeri, sono quelli che anche a rischio della propria vita, indagano, fanno arrestare, condannano le persone corrotte, i collusi, i criminali, i camorristi.

I Giudici perdono la vita, alcuni politici vengono eletti con i voti di quelli che li uccidono.

In questa fase l’attacco al loro operato viene fatto su più direzioni: privandoli dei mezzi, tagliando le risorse ed il personale, e con il restringimento di alcuni strumenti che si sono rivelati molto efficaci in questi ultimi anni : legge sui pentiti e intercettazioni telefoniche.

La corruzione, il degrado morale, attanagliano la vita del nostro paese, il lavoro della Magistratura, delle Forze dell’Ordine, di quella Stampa che ancora non è caduta sotto la mannaia del condizionamento del “padrone”, i movimenti e le associazioni che nascono a difesa di queste battaglie, come ad esempio l’associazione “LIBERA” di don Ciotti, sono la forza, la linfa, per combattere questo degrado. La Cgil starà sempre al fianco di chi lotta per la difesa della democrazia.

Siamo stati in campo quando l’attacco è stato fatto alla Costituzione, dobbiamo continuare ad esserlo insieme a tutte quelle persone, quelle istituzioni, e sono tante, a cominciare dal nostro presidente della Repubblica , che stanno a baluardo della libertà.

Quando un governo ti chiede di lavorare insieme e poi neppure convoca un tavolo, quando una situazione non si risolve, un’organizzazione sindacale ha il dovere di agire e ha gli strumenti per fare pressione, una campagna informativa, una mobilitazione , e poi lo sciopero.

Abbiamo di fronte a noi quindi, l’impegnativo compito di preparare e far crescere lo sciopero generale del 12 marzo.

Gli scioperi non basta proclamarli, vanno fatte vivere ai lavoratori, le ragioni per le quali si è deciso di arrivare alla forma più impegnativa di lotta che è quella dello sciopero. Lo sappiamo quanto è DURO, per i problemi economici che i lavoratori vivono, chiedere questo ulteriore sacrificio, per questo non possiamo cavarcela con la sola distribuzione dei volantini, che servono certo, ma vanno utilizzati come momento di contatto per parlare alla nostra gente ma parlare anche a tutti i lavoratori non iscritti e anche a quelli iscritti a cisl e uil. Ricordiamo anche a loro che la battaglia per un fisco giusto è di tutti e a tutti chiediamo di sostenerla. Alla fine di questo nostro congresso, quando tornerete sui posti di lavoro, nelle leghe, nei nostri sportelli dei servizi, bene, ognuno di noi sul proprio punto di responsabilità, si dovrà sentire chiamato a divulgare, a spiegare, a portare a conoscenza le ragioni e le motivazioni di questo importantissimo sciopero.

Perché ci guarderanno, ci conteranno, bareranno come sempre sui numeri , ma noi dovremo essere tanti tantissimi sia nel corteo che nell’adesione allo sciopero dentro i posti di lavoro . Ci aspetta anche il lavoro per dare seguito alla decisione del Direttivo Nazionale di avviare una campagna per la democrazia e per la rappresentanza.

Dovremo raccogliere le firme per presentare la proposta di legge popolare sulla rappresentanza, la sua certificazione e le forme di partecipazione e di democrazia a questa legate, a partire dal diritto dei lavoratori a votare gli accordi che li riguardano.

Come ogni anno, nel mese di marzo la CGIL è impegnata nella promozione di riflessioni ed iniziative pubbliche che mettono al centro il lavoro e le condizioni di vita delle donne.

Quest’anno, in particolare, la crisi, le politiche discriminatorie e familiste del Governo di destra hanno determinato e determineranno ancora, nei prossimi mesi, un impoverimento ulteriore del lavoro femminile. Oltre ai bassi tassi di occupazione, di inattività, di segregazione, che nella crisi acuiscono le disuguaglianze, le spinte reazionarie del Governo nell’utilizzo di questa fase storica per aggredire ruolo e partecipazione delle donne nel lavoro e nella società sono dirompenti: dal Libro Bianco, al Piano sull’Occupazione Femminile 2020, alla revisione di norme (a partire dalla riformulazione dell’art. 9 legge 8 marzo n. 53/00) che hanno aiutato a modificato l’approccio alla conciliazione nelle realtà di lavoro, laddove correttamente sono state applicate e sostenute.

Assieme a questo, non dimentichiamo certo, che abbiamo un fronte contrattuale aperto, che ci vede impegnati in tantissimi tavoli, di settore, di categoria o di gruppo, dove contrattiamo su piattaforme unitarie o no, ma contrattiamo per portare risposte ai lavoratori, senza farci imbrigliare in quelle norme insite nella riforma, che la Cgil non ha firmato e che non deve contaminare nessuna delle nostre azioni.

Possiamo dircelo che non è stato facile per nessuno assumersi la responsabilità di non firmare il modello contrattuale ? Avevamo tutti la consapevolezza delle ripercussioni che avrebbe avuto la nostra scelta?

Penso che quella sia stata la più grande “discontinuità” rispetto al passato messa in atto dalla nostra organizzazione, ed è evidente che oggi riconquistare un diverso modello contrattuale è una strada tutta in salita, fatta anche di qualche inciampo.

Tutto questo avviene in un quadro politico che vede il Governo andare avanti lungo la sua strada, che punta nei fatti a riformare la Costituzione del nostro Paese, ad inserire tutti gli elementi che possono rendere più difficile lo svolgimento ordinario dell’attività della nostra magistratura, con uno svuotamento del ruolo delle assemblee elettive, degli enti locali e delle forme e delle sedi delle partecipazioni democratiche.

La mitologia del «fare» è alla radice del successo politico di Silvio Berlusconi. Il sogno italiano, l´imprenditore che si è «fatto» da sé, dal nulla ha costruito un impero, e ha imparato che, se vuoi «fare», le regole, le leggi e, peggio ancora, i controlli sono un impedimento.

La Protezione civile diventa, così, modello e laboratorio per governare l´Italia come un´azienda , dove il presidente-imprenditore può agire e decidere «in deroga» alle regole e alle norme. Perché lo richiede questo Stato (di emergenza diffusa e perenne). Dove il consenso popolare è misurato dai sondaggi, dove, per mostrare o dimostrare i «fatti», invece che al Parlamento ci si rivolge direttamente ai cittadini, o meglio, al «pubblico», attraverso la tivù, dove anche la corruzione diventa spettacolo. Di fronte a questa prospettiva – o per meglio dire, deriva – non dobbiamo dimenticare,

PRIMO: “la democrazia rappresentativa non si può separare dalle regole, perché la democrazia, è un metodo per prendere decisioni collettive, dove le procedure e le regole sono importanti quanto i risultati, perché garantiscono dagli eccessi, dalle distorsioni, dalle degenerazioni, perché ogni uomo di potere è indotto ad abusarne, per cui è indispensabile bilanciarne il potere con altri poteri”.

SECONDO : il fondamento del «fare», cui si appella il premier, in effetti, coincide con il dire, meglio ancora, con l´apparire. Perché i «fatti» – a cui si appella Berlusconi – esistono in quanto «immagini» proposte oppure nascoste dai media, secondo necessità. Come i «dati» dell´economia e del lavoro, come i disoccupati o i cassintegrati e i morti sul lavoro, che appaiono o scompaiono sui media a tele-comando. La nostra organizzazione si trova in una delle situazioni più complicate e più pericolose della propria storia, almeno del secondo dopoguerra.

Nonostante le forti divisioni a livello nazionale, Cgil, Cisl e Uil hanno marciato insieme raggiungendo molte intese nella contrattazione territoriale che nel 2009 è stata fortemente condizionata dalla grave crisi economica. Un rapporto dell’Ires ha analizzato 121 intese e piattaforme, a livello regionale, provinciale e di grandi aree metropolitane, tutte presentate e concluse unitariamente.

Le intese che hanno coinvolto, gli enti locali, il sistema bancario, le fondazioni, il terzo settore, hanno riguardato gli ammortizzatori sociali, le politiche del lavoro e i temi che più incidono nelle voci di spesa delle famiglie, come i servizi per l’infanzia, per la non autosufficienza, affitti e più in generale disagio abitativo. Molte intese territoriali si occupano di immigrazione, in particolare per le tematiche relative al lavoro e all’inclusione sociale (accesso ai diritti di cittadinanza, ai servizi sociali, educativi). La crisi ha prodotto, e continuerà a produrre, effetti molto pesanti sull’occupazione e sulle condizioni complessive di vita di una parte rilevante delle famiglie, nella contrattazione territoriale si riescono a dare risposte di sostegno al reddito anche attraverso riduzioni di costi per i servizi, per le bollette, per i trasporti ecc. Sono anche stati individuati strumenti innovativi per il sostegno di persone in difficoltà, nel nostro territorio da qualche anno stiamo sperimentando la modalità delle “BORSE LAVORO” per dare ai cittadini e cittadine disagiati, seguiti dai servizi sociali, l’opportunità di svolgere 6 mesi di lavoro dentro le aziende o le cooperative sociali, per imparare possibilmente un mestiere e riuscire a trasformare il proprio contratto a tempo indeterminato. Nei protocolli sottoscritti, si fa riferimento ad almeno il 40% di stabilizzazioni tra i lavoratori avviati attraverso le borse lavoro.

Riuscire nella contrattazione territoriale ad imprimere il nostro segno politico facendolo diventare iniziativa unitaria, è molto importante perché così facendo dimostriamo la validità dell’agire insieme anche a chi ha fatto molto per dividerci.

 

Un dato di questo congresso ci deve far riflettere TUTTI , ed è quello della poca partecipazione alla discussione da parte dei lavoratori. Certo la modalità di questo congresso dei due documenti contrapposti non ci ha permesso neanche di provare ad aprire una discussione approfondita con le persone che vorremmo rappresentare, ma la scarsa presenza alle assemblee dei lavoratori, recuperata qualche volta, non sempre, con una partecipazione al voto un po’ più ampia, non ci toglie dalla responsabilità di trovare le modalità giuste per aprirla una discussione seria, trasparente, costruttiva, sui rischi che tutti corriamo di autoreferenzialità, di burocratizzazione, di crescita di distanza dai problemi quotidiani dei lavoratori, pensionati, delle donne e dei giovani, e su come non farci contaminare quando l’autoreferenzialità permea sempre di più tutto l’ambito politico e istituzionale esterno a noi. Non abbiamo bisogno di un congresso auto celebrativo, e rivendicare il ruolo STRAORDINARIO della nostra organizzazione, non può offuscare la considerazione che le stesse condizioni materiali dei lavoratori italiani, rivelano l’indebolimento del sindacato come autorità salariale.

Una rinnovata CONFEDERALITA’ significa assumere tutti INSIEME un rinnovato impegno per tentare di ricostruire una identità sociale e un senso di comunità di fronte ai grandi processi disgregativi.

Proprio quando la società si fa più complessa e parcellizzata c’è più bisogno di confederalità, che significa il livello di coralità con il quale si assumono e si gestiscono i singoli temi, ovunque sia collocato ognuno di noi.

Il valore e la forza della Cgil è la sua TRIDIMENSIONALITA’, che si esprime, nella contrattazione di categoria e aziendale, esercitata dalle categorie ai vari livelli, nella negoziazione territoriale, portata avanti dalle segreterie confederali insieme alle categorie, a questo riguardo il modello del DIPARTIMENTO WELFARE costituito tra confederazione, Funzione pubblica e Spi, ne è un buon esempio, e nella tutela individuale attraverso la nostra rete dei Servizi sul territorio a sostegno sia dei lavoratori organizzati ma anche e soprattutto di tutti quelli che operando in posti di lavoro piccoli e parcellizzati, si troverebbero completamente soli ad affrontare ogni tipo di sopruso perpetrato nei loro confronti, senza sapere a chi rivolgersi per la tutela dei loro diritti.

Confederalità significa saper condividere nella nostra discussione ed elaborazione la dimensione contrattuale di ogni livello, saper riconoscere la potenzialità di ogni nostra struttura e la profonda necessità di interdipendenza come valore condiviso.

In questa dimensione va visto il ruolo del Nidil, che non deve né vuole sostituirsi a nessuna categoria.

Magari, dico magari, tutti quanti i lavoratori stabili, quelli più forti e tutelati, si assumessero l’impegno di contrattare le condizioni di lavoro, il salario, la stabilità di TUTTI, anche dei collaboratori, dei contratti a progetto, degli interinali, di tutti i lavoratori operanti dentro l’ambito del proprio posto di lavoro. Nessuno lo impedisce, anzi, forse bisognerebbe essere meno “distratti” ed accorgersi più spesso che chi ci lavora a fianco e svolge magari le nostre stesse mansioni, non ha il nostro stesso contratto e soprattutto i nostri DIRITTI.

NIDIL interviene solo là dove la “distrazione” delle categorie, dovesse diventare miopia, e deve servire a sollecitare e trovare congiuntamente la strada migliore per rappresentare e tutelare il pezzo del lavoro precario arrivando, là dove è possibile, fino alla sua stabilizzazione e lasciare così il lavoratore totalmente alla categoria di appartenenza.

Come si capisce perciò Il ruolo di Nidil, va espletato soprattutto nel territorio tra le centinaia di migliaia di precari del diffuso che si rivolgono allo sportello del Nidil per chiedere consulenza ed informazione sulle tantissime tipologie di contratti vigenti, che i datori di lavoro propongono, e che alle volte non bastandogli ne propongono di totalmente illegali.

Spesso sono contratti camuffati da “progetti” inesistenti, che invece nascondono un contratto classicamente subordinato. Nidil da consigli per attrezzare quei lavoratori, spesso lavoratrici, su come procurarsi prove da far valere al termine di quel contratto per impugnarlo e restituire al lavoratore il mal tolto, almeno sotto l’aspetto economico.

Richiedere la cancellazione di questo strumento a chi dovrebbe giovare ? Che cosa toglie alle categorie dei dipendenti chi si occupa di precari ? Non ci deve essere spirito di CONCORRENZA tra noi ma una collaborazione proficua ed efficace.

Quasi tutti i nostri giovani delegati, prima di approdare ad un lavoro stabile, hanno conosciuto anni di precariato. Portano con loro pochi ideali, hanno conosciuto una società individualista, che molto spesso li ha delusi, non si fidano degli altri e spesso neanche del sindacato.

I giovani delegati ed i ragazzi di “Potenza Errante”, nel pomeriggio, con una modalità originale giovane, come loro, ci racconteranno : difficoltà , desideri, speranze, bisogni. Mi auguro che possano dirci anche come ci vedono e soprattutto come dovremmo essere , per riuscire ad interessarli e spingerli a partecipare .

Abbiamo bisogno di loro DENTRO la nostra organizzazione, ma non basta scriverlo sui documenti perché questo avvenga. Bisogna crederci e lavorarci, perché prendere un giovane, o una giovane, catapultarli in una segreteria senza averli fatti crescere in un percorso di competenze teoriche e pratiche, significa non renderli AUTOREVOLI ed AUTONOMI.

Significa farli essere in qualche modo succubi e gregari di chi ha più ruolo di loro, così non va bene … dobbiamo scommettere su di loro certo e gli dobbiamo anche lasciare spazio, ma li dobbiamo accompagnare nella loro crescita per farli sentire sicuri e forti delle loro conoscenze .

E’ così che è partita la grande campagna di formazione denominata 20.000 .

Infatti in un anno a livello nazionale sono stati messi in formazione 20mila giovani che per la prima volta si cimentavano come delegati sindacali.

Nel Lazio la confederazione ne ha formati circa 2mila di cui 120 della nostra Camera del Lavoro.

E’ partito in questi giorni il primo modulo del corso per “DIRIGENTI Sindacali” , un corso più lungo che accompagnerà questi nuovi quadri, a più riprese, per circa due anni.

Abbiamo realizzato per i compagni e le compagne delle segreterie delle categorie della nostra Camera del Lavoro e le responsabili dei servizi, un corso sull’ECONOMIA POLITICA ispirato alla figura di Federico Caffè ed un corso per imparare a leggere i BILANCI .

Tutto questo è SUFFICIENTE ? Il bisogno di conoscenza e la richiesta di formazione che ci proviene dai nostri delegati è tanta, forte, giusta . Insieme alle categorie dobbiamo sicuramente intensificare la quantità e la qualità della formazione che mettiamo in campo.

Siamo consapevoli che le risorse investite sulla formazione delle delegate e dei delegati sui posti di lavoro, è una delle armi più potenti che come sindacato possiamo mettere in campo.

I nostri rappresentanti nei luoghi di lavoro oltre che a tutelare i diritti dei lavoratori, hanno anche il compito di informare, spiegare, far comprendere alla base le politiche, le strategie, le lotte che la nostra organizzazione, la CGIL, intraprende.

Più è forte e consapevole, questa rete di delegati e delegate, più è forte il sindacato ed i lavoratori.

40 anni fa il 20 maggio 1970 nasceva la legge n. 300, lo Statuto dei Lavoratori . Quest’anno lo ricordiamo con la tessera dell’iscrizione alla Cgil dedicata a questa importantissima legge che ancora oggi, di fatto, costituisce l’ossatura e la base di molte previsioni ordinamentali in materia di diritto del lavoro, dei rapporti fra i datori di lavoro e i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali;

La Costituzione contribuì in maniera essenziale alla strutturazione delle basi del nostro Diritto del lavoro, introducendo principi che, successivamente, lo Statuto del lavoratori avrebbe fatto propri. Principi come quelli dell’art. 1 e dell’art. 4 che, oltre a decretare il lavoro come base stabile del nostro ordinamento repubblicano, ne sanciscono anche il diritto in capo ad ogni cittadino.

La nascente democrazia “fondata sul lavoro” avrebbe, però, dovuto fare i conti con le molte residue arretratezze ancora presenti nel nostro ordinamento. Non tardò perciò Giuseppe Di Vittorio (il più autorevole esponente della CGIL, presidente della Federazione Sindacale Mondiale) a pronunciarsi apertamente (1952) per l’opportunità della definizione di una legge quadro che riformulasse l’intera materia, e lo fece parlandone proprio in termini di “statuto”.

Ed è proprio, attraverso le parole di Giuseppe Di Vittorio che voglio concludere questa mia relazione, ad una assemblea di delegati lui interveniva così :

“Lo so, cari compagni, che la vita del militante sindacale di base è una vita di sacrifici. Conosco le amarezze, le delusioni, il tempo che talvolta richiede l’attività sindacale, con risultati non sempre soddisfacenti. Conosco bene tutto questo, perché anch’io sono stato attivista sindacale: voi sapete bene che ho cominciato a fare il socio del mio sindacato di categoria, poi il membro del Consiglio del sindacato, poi il Segretario del sindacato, e così via: quindi, tutto quello che voi fate, che voi soffrite, di cui qualche volta anche avete soddisfazione, io l’ho fatto. Gli attivisti del nostro sindacato, però, possono avere la profonda soddisfazione di servire una causa veramente alta.

La nostra causa è veramente giusta, serve gli interessi di tutti, gli interessi dell’intera società, l’interesse dei nostri figli. So che una campagna come quella per il tesseramento sindacale richiede dei sacrifici, so anche che dà, certe volte, delusioni amare. Ci sono lavoratori che non hanno compreso, ma non bisogna scoraggiarsi. Pensate sempre che la nostra causa è la causa del progresso generale, della civiltà della giustizia fra gli uomini.

Lavorate sodo, dunque, e soprattutto lottate insieme, rimanete uniti.

Il sindacato vuol dire unione, compattezza.

Uniamoci con tutti gli altri lavoratori: in ciò sta la nostra forza, questo è il nostro credo.

Lavorate con tenacia, con pazienza: come il piccolo rivolo contribuisce a ingrossare il grande fiume, a renderlo travolgente, così anche ogni piccolo contributo di ogni militante confluisce nel maestoso fiume della nostra storia, serve a rafforzare la grande famiglia dei lavoratori italiani, la nostra CGIL, strumento della nostra forza, garanzia del nostro avvenire.

Quando si ha la piena consapevolezza di servire una grande causa, una causa giusta, ognuno può dire alla propria donna, al proprio uomo ai propri figliuoli, affermare di fronte alla società, di avere compiuto il proprio dovere.

Buon lavoro, compagni .

  

CONGRESSOROMAOVEST

PROGETTO POTENZAERRANTE

Buon pomeriggio,

 sono Carlo Antonicelli e come coordinatore del gruppo di giovani che sta lavorando alle politiche giovanili sul territorio di Roma Ovest oggi abbiamo l’onore e l’onere di animare l’intero pomeriggio del congresso della CdLT Roma Ovest. 

 L’ampio spazio che ci viene qui concesso oggi è una testimonianza del vivo  impegno profuso dalla CdLT Roma Ovest e dalla CGIL non solo nelle politiche giovanili, bensì per delineare una visione di futuro che il sindacato tutto deve assumersi come una sfida verso un mondo sempre più denso di contraddizioni per la realtà del lavoro nonché di inquietanti rischi per la vita democratica stessa.

 Oggi vi presenterò il progetto PotenzAErrante che si compone di due gambe: l’esperimento didattico “Giovani & Lavoro”, che abbiamo portato in sette scuole del territorio della nostra Camera del Lavoro, nell’anno scolastico 2009-2010 e la Rivista online PotenzAErrante che sta vedendo la sua nascita proprio in queste settimane

La rivista – visitabile sul sito www.potenzaerrante.it –  intende essere il trade-union tra il laboratorio scolastico del progetto “Giovani e Lavoro” e l’universo sindacale CGIL fino a raggiungere tutta la sfera della precarietà.                                        Il nostro intento è creare un osmosi creativa tra intelligenza giovanile e il know-how della CGIL attraversando le forze e le risorse delle giovani generazioni dentro e fuori il sindacato.    Abbiamo individuato delle macroaree (lavoro e welfare, differenza di genere, migrazioni e seconde generazioni, arte e cultura, ambiente) su cui porteremo i giovani a cimentarsi nella produzione di un elaborato attinente la stessa macroarea che diventerà una vera e propria rubrica diretta da chi presenterà l’elaborato migliore.

PERCORSO E OBIETTIVI di POTENZAERRANTE

 La nostra riflessione sulla condizione giovanile nasce dalla constatazione che oggi viviamo in un tempo dilaniato da un’insicurezza sociale e simbolica costante. Una violenza subdola ma pervicace colpisce proprio i giovani, vittime inconsapevoli di un sistema che, dietro promesse mirabolanti, nasconde una realtà brutale votata, nel migliore dei casi, ad un feroce darwinismo sociale laddove non imperi il malaffare e la corruttela.

A fronte dei diritti sociali e di accessi simbolici aperti durante il primo trentennio dell’era repubblicana l’erosione culturale ha defraudato un’intera società – e in primis i giovani – di molti dei mezzi cognitivi per comprendere le leggi di questo mondo e quindi interpretale e infine vederne il rovescio.     Allo stesso tempo, lo schiacciamento verso una cultura materiale ipertecnologica ha strappato il flusso di memoria necessario a mettere di traverso il presente e non farne un moloch ipertrofico.

 Per i giovani il rapporto diretto con la viva realtà viene rimandato ad un domani sempre più procrastinabile sia nel campo delle relazioni affettive che in quelle sociali e lavorative. L’enorme muro di gomma con cui la comunicazione ci circonda e ci assale  rende sterile e impotente qualsiasi messaggio divergente dal mantra dell’individualismo proprietario.  E purtroppo molte volte le istituzioni e la mentalità maggioritaria di questo paese sostengono e giustificano divisione sociale e classismo.

 Il compito piccolo che ci siamo dati è stato quello di tessere una rete di sostegno tra giovani e sindacato.      Come? Facendo entrare un pezzo di struttura sociale dentro le scuole.

Il nostro obiettivo è fornire chiavi di accesso al mondo del lavoro e alle sue regole, nonché alle sue proprie perversioni. Parlare di questo vasto argomento significa squadernare il grande libro dei diritti vigenti e negati della nostra Costituzione sino a mettere sul piatto l’inevitabile punto della responsabilità civile e politica.    E noi non ci esimiamo dal fare tutto questo.

  CONCLUSIONE

 Il nostro lavoro consiste nel fornire una piccola cassetta degli attrezzi utile a definire i problemi del mondo del lavoro e dei diritti più in generale. Siamo coscienti di navigare contro la marea ma credo fermamente che bisogna sempre ricominciare dalla tensione etica che cementa il nostro legame sociale come cittadini e come lavoratrici e lavoratori, la stessa tensione che vibra dentro la Costituzione e nella migliore storia di questo nostro paese.

L’eclissi di una società democratica incede proprio dove la ragioni di questo desiderio di giustizia sociale si vendono sul piatto di un profitto personale e di un potere senza scrupoli.    Dietro l’angolo c’è la fine di qualsiasi legame sociale.     Proprio l’inattualità dei valori che siamo qui chiamati a testimoniare -eguaglianza, libertà, giustizia sociale- sono il segno più esplicito di quanto sia urgente la necessità di radicarli nella vita politica e sociale dell’Italia attuale.

  

 

 

 

Documento conclusivo del IV Congresso Cgil Roma Ovest                         

Il IV Congresso della Camera del Lavoro Roma Ovest riunito a Fiumicino il 4 e il 5 marzo 2010 approva la relazione della Segretaria Generale Simona Cervellini, i contributi emersi dal dibattito, gli ordini del giorno presentati e le conclusioni del Segretario Cgil Roma e Lazio Silvia Ioli.

Inoltre impegna il gruppo dirigente della Cgil di Roma Ovest ad una direzione unitaria sulle politiche territoriali.

Il congresso si è svolto sulla base di due documenti nazionali che seppur con le dovute distinzioni hanno prodotto nel dibattito una forte ricerca di sintesi unitaria nei contenuti, fondamentale per i valori storici che la CGIL ha sempre rappresentato in questi 100  anni di storia nel rappresentare bisogni e diritti nel nostro Paese. In tal senso vanno contrastate strumentalizzazioni e polemiche estranee ai contenuti del dibattito congressuale.

E’ necessario recuperare i valori fondamentali della democrazia, cittadinanza, uguaglianza, solidarietà tra i lavoratori/ci pensionati/te e la società civile. La Cgil Roma Ovest considera la pace come condizione indispensabile e imprescindibile per il raggiungimento degli obiettivi.

Mai come ora è necessaria al Paese una CGIL Confederale, forte e coesa che affronti i problemi e indichi soluzioni per fronteggiare la crisi e i suoi pesanti effetti sull’occupazione, sull’economia del Paese, lavoratori/ci pensionati/e giovani, donne ,sulla vita di migliaia  di famiglie ormai al limite della povertà. Che costruisca i il Progetto Paese alternativo a quello che oggi è stato messo in campo che riaffermi le nostre idee di Repubblica e che confermi i  valori  della Costituzione che rafforzi la nostra idea di democrazia e partecipazione attiva su cui ricostruire un percorso di unità con Cisl e Uil .

Affrontare la crisi e guidare il cambiamento

Questo è il tema al centro della grande mobilitazione promossa dalla CGIL che giungerà allo sciopero del 12 marzo p.v.

CRISI COME AFFRONTARLA

 La Cgil ha chiesto al l Governo di mettere in campo un programma complessivo di politica industriale nazionale alla cui base ci sia una effettiva estensione degli ammortizzatori sociali per tutti , la disoccupazione per chi perde lavoro e la cassa integrazione per chi perde il lavoro temporaneamente

Fermare quindi i licenziamenti in corso e quelli che verranno per invertire la tendenza attraverso iniziative che affrontino e attenuino gli effetti della crisi .

Provvedimenti necessari per affrontare un anno il 2010 molto difficile per l’occupazione. (dati della Banca d’Italia 2.500.00 circa di disoccupati il 10% ) ,per un recupero della crescita economica . Il Pil  (prodotto interno lordo) del 2009 è calato del 4,9% , il dato peggiore registrato dall’Istat dal 1971.

I dati del Pil di oggi dimostrano che la crisi è profonda e che il Governo non può continuare a parlare di altro e negare la realtà mentre serve una politica che solleciti l’economia e affronti con determinazione la situazione.

FISCO

La crisi economica sta aprendo un nuovo scenario sociale, che traccia un divario difficilmente colmabile tra le classi sociali . Questo solco lo sta scavando il fisco.

Il divario tra ricchi e poveri sta creando un Paese fondato sulle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza (il 10% delle famiglie possiede oltre il 45% della ricchezza). Si impone urgentemente un azione che sposti le risorse a favore dei lavoratori/ci dipendenti e pensionati/e.

La CGIL ha avanzato una proposta contenuta nella piattaforma sul fisco indicando anche dove andare a prendere le risorse economiche e i tempi per la sua realizzazione, dal 2010 al 2012.

Un riforma che consenta la riduzione del prelievo fiscale per dipendenti e pensionati di 20 miliardi di euro e un rilancio della politica alla lotta all’evasione e all’elusione fiscale.

Una crisi finanziaria, economica e sociale che pesa negativamente sul territorio in termini di assenza di sviluppo economico e occupazionale che incide sul sistema welfare .

FUTURO DEL PAESE

Gli immigrati sono una risorsa per la nostra economia che è e sarà sempre più un Paese multietnico.

 Il nostro paese infatti funziona grazie al contributo di milioni di lavoratori/ci immigrati che rappresentano oggi il 7% del pil nazionale.  Per questo è intollerabile per un Paese che si definisce civile e democratico tollerare luoghi come Rosarno dove questi lavoratori sono ridotti in schiavitù, sottoposti ai ricatti  della criminalità organizzata che li sfrutta e li utilizza per generare timore nella popolazione .Oppure  rimanere indifferenti di fronte all’omicidio del ragazzo egiziano a Milano da parte di  sudamericani, due situazioni diverse con alla radice lo stesso problema: l’integrazione non esiste in questo Paese.

La Cgil rivendica la sospensione della legge Bossi Fini per i lavoratori migranti  che perdono il lavoro  e l’allargamento degli ammortizzatori sociali. In tutte le situazioni in cui vi è illegalità nei confronti degli immigrati va applicato l’art.18 del Testo unico sull’immigrazione equiparando il reato di caporalato a quello di tratta degli esseri umani.

Eliminare il reato di clandestinità che è diventato lo strumento di ricatto e di sfruttamento, riformare le modalità d’ingresso, riconoscere la cittadinanza all’atto di nascita e il diritto al voto. Difendere il diritto d’asilo .

Il mese di Marzo a partire dal 1°  “il giorno dei migranti” sarà dedicato al lavoro dei migranti in tutta Europa, verrà sostenuta anche dalla Cgil che ha aderito insieme a moltissime associazioni e comitati  a campagna a favore dei migranti lanciando la campagna  “la primavera antirazzista”. Le giornate del 20 e 21 marzo giornate internazionali contro il razzismo promosse dall’ONU concluderanno il mese d’iniziative in tutto il territorio. Per questi motivi  la Cgil ha scelto di inserire nell’agenda dello sciopero del 12 marzo anche la difesa dei migranti e dei loro diritti. Difendere e promuovere i diritti dei migranti significa difendere e promuovere i diritti di tutti.

Un caposaldo della proposta e della strategia della Cgil è la contrattazione sociale e territoriale come strumento di partecipazione del mondo del lavoro e dei pensionati alle politiche  del welfare e dello sviluppo territoriale, perché rappresenta  una leva per definire il modello sociale e la qualità della vita e il futuro del territorio.

Welfare volano di sviluppo e non” terapia  assistenziale” la contrattazione sociale e territoriale è uno strumento di contrasto alla crisi economica ed elemento di coesione sociale .

 La campagna sulla contrattazione sociale lanciata dalla Cgil  è stata una scelta necessaria e giusta. E’ nel territorio che si devono dare risposte ai bisogni sociali che la crisi sta facendo fortemente emergere ed è sempre lì che si costruisce un qualificato sistema di welfare.

Questo impegna la Cgil tutta a investire nel territorio e  nella confederalità per rinnovare le sue capacità di tutela e di rappresentanza sociale.

Una rinnovata confederalità significa anche valorizzare la contrattazione di II secondo livello delle categorie, realizzando un positivo intreccio tra contrattazione integrativa e contrattazione sociale nel territorio.

Per disporre di maggiori risorse nei Comuni e nei Municipi è necessaria l’approvazione dei nuovi LEA Sanitari.

Con lo sblocco del decreto fermato dal governo, la definizione dei LEPS (livelli essenziali per le prestazioni sociali ) , l’adeguamento del finanziamento del Fondo delle Politiche Sanitarie e Sociali.

In questo quadro assumono grande rilievo la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, il tema della formazione e il rapporto con la scuola, il rilancio della politica abitativa, i servizi per l’infanzia il potenziamento dei servizi socio-sanitari nel territorio, l’immigrazione .

Vanno previste misure di  sostegno al reddito alle famiglie, ai  lavoratori, ai precari, ai disoccupati e ai giovani in forte disagio sociale ed  economico dovuto principalmente alla crisi e alle mancate politiche  d’ investimento di questo Governo.

Mentre a livello di territorio vanno messe in atto azioni di contrasto all’evasione e elusione fiscale, in base alle normativa vigente esiste la possibilità di compartecipazione degli enti locali alle risorse recuperate. L’accordo ANCI e Agenzia delle Entrate indica che queste risorse vanno destinate dagli enti locali ai servizi sociali.

La Cgil Roma Ovest assume la centralità del territorio e di distretto come asse strategico della propria iniziativa politico-rivendicativa per la realizzazione di una vera  integrazione  per affrontare i problemi più complessivi del territorio XIII XV XVI e Comune di Fiumicino, sviluppo economico, ambiente, sicurezza,lavoro per una vera integrazione socio sanitaria attraverso l’analisi dei bisogni dei cittadini/e , valorizzando la partecipazione della società civile nelle scelte per affermare l’universalità dei diritti alla salute, al lavoro,al benessere, riaffermando il ruolo centrale dei servizi pubblici quale presidio della legalità.

I tagli indiscriminati alla scuola pubblica superiore messi in atto dalla Gelmini mettono in discussione il diritto allo studio e alla conoscenza e stanno producendo anche nelle scuole del nostro territorio una forte diminuzione dell’offerta formativa impedendo la mobilità sociale  e creando un arretramento culturale ed economico. La battaglia per una scuola pubblica di qualità è un impegno della Cgil di Roma Ovest che continuerà a sostenere, a partire da iniziative tese all’abbattimento delle liste d’attesa delle scuole d’infanzia del territorio.

Le politiche di conciliazione tra tempi e vita continua ad essere al centro dell’interesse e dell’iniziativa del coordinamento donne della Cgil Roma Ovest anche in continuità con il documento delle donne presentato nel precedente Congresso.

La contrattazione sociale e territoriale rappresenta uno strumento importante dove far confluire le nostre proposte in grado di intercettare  i bisogni delle donne e delle lavoratrici. In questo senso la conciliazione diviene volano per l’occupazione e per lo sviluppo del territorio, coniugando i tempi e la qualità dei servizi erogati. Potenziamento dei servizi all’infanzia, dei consultori, utilizzo dei bilanci di genere per individuare la destinazione delle risorse economiche, rafforzamento dei servizi di cura rispetto agli anziani e ai disabili che limitino e contrastino il welfare familistico portato avanti nel libro bianco di Sacconi.

Sul sistema Sanità si assumono le proposte unitarie di Cgil Cisl Uil di Roma e Lazio e le precisazioni del Segretario Generale Claudio di Berardino per il potenziamento delle strutture territoriali, sui tempi per un corretto piano di rientro dal deficit, sulla riorganizzazione della rete ospedaliera e sui ticket, confermando la non disponibilità della nostra organizzazione a far pagare ai cittadini e ai lavoratori gli errori di programmazione e di gestione del sistema sanità della Regione Lazio.

Sul complesso dell’ex Forlanini la Cgil Roma Ovest apprezza e condivide le scelte di ristrutturazione portate avanti dalla Direzione Aziendale dell’ospedale S.Camillo-Forlanini. Per gli spazi all’interno del Forlanini rimasti disponibili la Cgil Roma Ovest ribadisce che il loro utilizzo deve essere finalizzato ai servizi socio-sanitari e assistenziali, educativi non speculativi.

SERVIZI

In coerenza con i deliberati della Conferenza dei servizi del 2005 e della Conferenza di Organizzazione Nazionale della Cgil Roma e Lazio del 2008, la Cdl si pone l’obiettivo di migliorare, estendere e qualificare la rete dei servizi nel territorio, con il duplice obiettivo di rafforzare il sindacato, sia negli aspetti rivendicativi, sia in quelli dell’adesione e del proselitismo e, contemporaneamente, allargare l’offerta di servizi e l’esigibilità dei diritti.

In un mondo del lavoro profondamente modificato rispetto alla composizione tradizionale per il conseguimento di tali obiettivi, dobbiamo essere capaci di fornire a livello territoriale, servizi integrati, in sinergia tra categorie e sistema servizi.

Conseguentemente  il territorio e la cdl  diventano il luogo  fondamentale dove si intercettano i bisogni e le domande del lavoro disperso e, i posti di lavoro rappresentano l’altra frontiera, dove viene affiancato all’azione collettiva dei delegati e delle categorie, l’offerta di servizi e le tutele individuali.

Tutto ciò richiede una visione comune dei servizi, che coinvolga tutte le strutture confederali, dei servizi e di categoria in funzione della centralità della persona, vista come portatrice di molteplicità di bisogni e di domande individuali e collettive.

Coerentemente a tale impostazione abbiamo costituito nel territorio la cabina di regia, costituita dalla CdL, dai servizi e dalle categorie con il compito di definire insieme le priorità d’ intervento e i progetti comuni, per rispondere al meglio ai bisogni e alle domande dei lavoratori e dei pensionati. In conclusione  l’esperienza maturata in questi ultimi anni ci porta ad identificare nel rapporto tra il sistema  servizi  e categorie la sinergia determinante ed imprescindibile nella quale avviene di fatto la saldatura tra la tutela collettiva e quella individuale.

UNITA’ SINDACALE

L’unità sindacale  resta un obiettivo storico della Cgil e del mondo del lavoro e dei pensionati.

La storia del nostro Paese è segnata dalla convergenza sui grandi valori quali democrazia,  difesa della Costituzione, lotta al terrorismo e alla mafia, contrasto ad ogni forma di xenofobia e razzismo terreni da sempre comuni con Cisl e Uil.

Il  primo obiettivo è pertanto quello di fissare un insieme condiviso di regole, chiare e vincolanti per garantire trasparenza e verifica democratica attraverso il voto dei lavoratori/ci iscritti e non alle OO.SS

La seconda essenziale condizione è il rafforzamento della confederalità rispetto a tutte le diverse spinte corporative e settoriali per affrontare tutti i problemi del mondo del lavoro con particolare attenzione ai settori più deboli e più esposti, meno protetti.

La Cgil è impegnata quindi  a tutti i livelli ad approfondire il confronto con Cisl e Uil e a ricreare di volta in volta i possibili punti di unità e di convergenza con un dialogo costruttivo senza chiusure di principio.

L’unità sindacale è un valore fondamentale per gli interessi profondi del mondo del lavoro, dei pensionati per lo sviluppo di un processo democratico e civile del nostro Paese.

OBIETTIVI

Come CdLT Roma Ovest abbiamo l’obiettivo di dare continuità alle azioni vertenziali e di confronto unitario con le Istituzioni locali.

Attraverso la contrattazione sociale e territoriale daremo seguito, congiuntamente alle categorie, a tutte le iniziative tese a salvaguardare il reddito dei cittadini/e disagiate dei lavoratori/ci  e dei pensionati/e ponendo al centro della nostra iniziativa e strategia d’intervento le loro esigenze e i loro bisogni. Questo al fine di rilanciare i valori della solidarietà e dell’ uguaglianza, dei diritti di cittadinanza al fine di garantire lo sviluppo sociale ed economico del nostro territorio.

Il Congresso della Cgil Roma Ovest assume i documenti conclusivi dei Congressi delle categorie territoriali, i loro programmi e i loro impegni nella difesa dell’occupazione e dello sviluppo economico del nostro territorio per farli propri in obiettivi comuni e condivisi.

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 INVITOROMAOVEST

Una Risposta a “Il Congresso della Camera del Lavoro di Roma Ovest”

  1. Giulio Testi

    14.03.2010

    viva Simona Cervellini!!! la nostra OTTIMA Segretaria Generale di zona per il suo coraggio a dare spazio e la sua fiducia a noi giovani! GRAZIE SIMONA!

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