Il Congresso della Camera del Lavoro di Padova

Pubblicato il 10.03.2010 in Notizie

8 e 9 MARZO 2010
IV° CONGRESSO CGIL PADOVA

Relazione di Andrea Castagna

Care compagne, cari compagni,

invitate, invitati, gentili ospiti,

con questo nostro XVI Congresso Provinciale della CGIL di Padova si conclude la prima fase del lungo percorso democratico che ha sottoposto al giudizio dei nostri iscritti due documenti congressuali contrapposti e ha visto, nel nostro territorio il netto prevalere del documento EPIFANI.

Assommano a 818 le assemblee svolte nei luoghi di lavoro e nelle leghe dello SPI, quasi 13.000 compagne e compagni hanno votato, 9.474 i voti ottenuti dal Documento EPIFANI pari al 74.37% e 3.2645 quelli del Documento MOCCIA con una percentuale del 25.63%.

Un risultato importante che a livello nazionale assume proporzioni ancora più rilevanti tanto che il Documento EPIFANI vanta l’83% dei consensi su un totale di 1.800.000 votanti.

Il risultato del Congresso quindi chiaro ed esplicito nell’assegnare al documento del Segretario Generale una chiara ed inequivocabile vittoria, mentre nel frattempo competerà alla Commissione di Garanzia nazionale continuare il suo naturale lavoro di verifica dei dati riportati nei verbali e di dirimere le contestazioni presenti.

La dimensione delle verifiche da effettuare è tale da non lasciare alcun dubbio sull’esito e sulla conclusione congressuale che mi auguro sia rapidamente riconosciuto dall’insieme dell’Organizzazione.

L’esito può piacere o non piacere, ma credo che dovrebbe essere impegno di tutti prenderne rispettosamente atto e provare a comprendere le ragioni e le preoccupazioni che lavoratori e pensionati ci hanno voluto trasmettere con i loro interventi.

Provare, assieme, ad interpretarli, non per giustificare il risultato, ma per capire, se possibile, volontà e bisogni, senza mistificare o nascondere che nell’espressione della loro volontà, forte è stata anche l’incidenza del livello di consenso e fiducia che i nostri iscritti nutrono nei confronti dei loro delegati, delle loro RSU, dei capi Lega ed infine dei loro dirigenti sindacali.

È stato un compito difficile, uno sforzo profuso da tutta l’Organizzazione e credo doveroso esprimere il mio ringraziamento per dare pubblicamente atto alle decine di relatori delle due mozioni che il confronto, serrato ed aspro nei toni, è sempre stato, salvo rare eccezioni, contrassegnato da profonda correttezza e grande rispetto reciproco.

Giudizio che trova conferma anche nelle limitate e fisiologiche eccezioni, che pure ci sono state.

Un segno tangibile della qualità politica ed umana e del grande senso di appartenenza che anima l’insieme del nostro gruppo dirigente globalmente inteso.

Uno spirito ed un senso di appartenenza riconfermato sia dalle qualità politica ed umana e del grande senso di appartenenza che anima l’insieme del nostro gruppo dirigente globalmente inteso.

Uno spirito ed un senso di appartenenza riconfermato sia dalla qualità del dibattito che ha caratterizzato i congressi di categoria, che dall’esito del voto per l’elezione dei Segretari Generali di Categoria, che hanno avuto il consenso e l’apprezzamento di entrambe le mozioni.

Nel concludere questo capitolo dedicato all’esito congressuale, invito noi tutti a riprendere i dati ed a analizzarli, discuterli, proprio perchè offrono importanti chiavi interpretative relative al voto, alla partecipazione, al nostro insediamento nei luoghi di lavoro e nel territorio, ai bisogni, alle richieste espresse e alla fiducia dei lavoratori e dei pensionati e mi auguro che il dibattito, prendendo atto del risultato conseguito, concentri la sua attenzione, non sulla discussione in merito ai due documenti, che si è conclusa, ma sulle cose da fare e sulle sfide che ci attendono a partire dalla preparazione dello sciopero generale che la CGIL ha indetto per venerdì 12 marzo e, come già saprete, alla nostra Manifestazione Provinciale parteciperà il compagno G. Epifani.

I quattro anni che ci separano dal Congresso precedente, sembrano distanti anni luce stante gli straordinari accadimenti che hanno interessato il quadro economico e politico, l’equità e la giustizia sociale, i valori e la democrazia globalmente intesa.

Questo nostro Congresso si svolge nel pieno della più grande crisi economica che il mondo abbia conosciuto dal 1929 ad oggi: una crisi sistemica, la prima vera crisi globalizzata.

La situazione attuale non induce a nessun tipo di ottimismo. La condizione dell’economia, i riflessi che sta producendo sull’occupazione e sul piano sociale sono ancora pesanti.

Stiamo, per un attimo, agli ambiti che ci toccano più da vicino:

  • In Italia, il 2009 si è chiuso con la perdita di quasi il 5% del PIL, un calo della produzione industriale del 20%, una riduzione degli investimenti del 13%, una perdita dei posti di lavoro nell’ordine di diverse centinaia di migliaia di occupati (Bankitalia tuttavia ha precisato che sono 1.600.000 le persone che hanno perso il posto di lavoro, non avendo alcuna copertura da ammortizzatori sociali o una copertura insufficiente). L’inizio del 2010 fornisce modesti segnali di ripresa. Sebbene appare oramai irrealistica la previsione di una crescita dell’1% del PIL, peraltro a fronte di un ulteriore calo dei livelli occupazionali.
  • Nel territorio della nostra Provincia il 2009 si è chiuso con quasi 14 milioni di ore di Cassa Integrazione, alle quali vanno aggiunte quelle derivanti dai cosiddetti ammortizzatori in deroga.

Se rimaniamo alla dinamica locale, con il focus sui problemi occupazionali, dobbiamo tenere sotto attenta valutazione due andamenti: il primo riguarda il numero di aziende e di lavoratori che esauriranno nei prossimi mesi la CIG ordinaria e che rischiano di rimanere privi di protezioni adeguate, problema che intreccia l’aprirsi di numerosi processi di riorganizzazione aziendale, con conseguente utilizzo di licenziamenti (tessile); la seconda riguarda il numero di disoccupati iscritti ai Centri per l’Impiego.

Entrambe queste questioni aprono scenari sul piano sociale assolutamente inediti, che richiedono urgenti soluzioni, a partire dalla necessità che il Governo metta in campo risorse ulteriori e accetti di aprire il confronto, sin qui mai attuato, sulla struttura e l’allargamento degli ammortizzatori sociali.

Tornando al punto dal quale ho preso le mosse, cioè il carattere e la portata di questa crisi mondiale, a quasi 18 mesi dal suo inizio, credo che sia necessario mettere davanti a noi una prima importante questione: troppo presto si è tentato di sostenere, Governo in testa, che questa crisi si sarebbe rapidamente “evaporata”, ancor più rapido è stato il vuoto di memoria sulle ragioni che l’hanno generata.

La crisi in atto è certamente esplosa sul piano finanziario, di fronte ad un sistema totalmente privo di regole dominato da una assoluta ipertrofia degli strumenti della speculazione finanziaria ma, non dimentichiamolo, la crisi attuale è stata preparata da squilibri reali: squilibri nella distribuzione della ricchezza e sociali.

Un modello di sviluppo liberista che ha coniugato più fattori: indebolimento della forza lavoro, bassi salari, riduzione dei sistemi di protezione sociale, come perni fondamentali della competitività del sistema; a questo hanno coinciso, alti profitti, ma soprattutto una crescente espansione del debito privato, generando squilibri strutturali che molti economisti avvertiti avevano indicato come pericolosi per la tenuta stessa del sistema economico.

In molti casi, la ricerca di soluzioni emergenziali, ha evitato di mettere in discussione il primato del mercato, vero presupposto ideologico della cultura liberista.

Ciò ha coinciso con il “vuoto di memoria” al quale prima facevo riferimento: nessun tentativo di rimuovere gli squilibri esistenti sui fondamentali dell’economia e aggiungo nessun tentativo di imporre regole al sistema finanziari, salvo lodevoli misure adottate negli Stati Uniti.

Da questo punto di vista è necessario dire che la politica ha fallito, così come hanno mancato gran parte degli obiettivi i sistemi sovranazionali.

Proprio per questo la crisi ci pone di fronte a scelte coraggiose, audaci e forse inedite a cui possiamo e dobbiamo contribuire.

Vorrei indicare cinque temi, che hanno ovviamente necessità di ulteriori sviluppi e forse anche di ulteriori convergenze con altri soggetti.

  1. Mercato, Stato e società

Dopo decenni in cui il mercato e la sua presunta “mano invisibile” hanno invaso gli spazi dell’azione pubblica e delle relazioni sociali, è necessario pensare a forme di integrazione tra Mercato, Stato e Società con attenzione ai temi della democrazia, della giustizia, dell’etica in un quadro di sostenibilità ambientale dello sviluppo.

  1. La globalizzazione dal volto umano

Dopo una mondializzazione dei mercati trainata dalla finanza e priva di regole, è necessario pensare ad una integrazione internazionale tra i popoli che sia democraticamente governata, che alimenti flussi di conoscenza di persone, accanto a quelli di merci, e che promuova la cooperazione sociale anzichè la feroce competizione globale.

  1.  Un nuovo umanesimo del lavoro

E’ necessario ripensare il ruolo del lavoro nelle società moderne, come fonte di reddito dignitoso per tutti, di conoscenza, di relazioni sociali e come strumento di formazione ed emancipazione civile dei cittadini.

  1. La riduzione delle diseguaglianze

Le differenze di reddito e di potere fra i paesi, e al loro interno, tra  gruppi sociali e persone, sono cresciute in modo inaccettabile e quindi è necessario pensare ad un modello di organizzazione delle relazioni che punti a ridurre le diseguaglianze sociali, territoriali, tra uomini e donne, e tra singole persone.

Questo è ancora più necessario anche per individuare una credibile via di uscita dalla crisi che richiede un rilancio dei consumi individuali e collettivi e degli investimenti pubblici e l’emergere di una nuova domanda da parte dei paesi e gruppi che in passato  erano rimasti al margine dello sviluppo e del benessere sociale.

  1. Uno sviluppo più equilibrato

Va favorita la transizione da una crescita quantitativa senza limiti, verso uno sviluppo più equilibrato basato sulle qualità.

Occorre impegnarsi per costruire degli indici alternativi al PIL, che è inservibile e fuorviante dal momento che non riesce a rappresentare diverse attività economiche, i costi ambientali e il reale benessere della popolazione.

Dentro a questa cornice generale, c’è bisogno di riflettere in modo più preciso sulla condizione del nostro Paese.

Innanzitutto, dobbiamo partire dalla consapevolezza che quello che sta attraversando l’Italia non è solo una crisi economica ma, a fianco di questa, dobbiamo collocare una profonda crisi sociale e una crisi della nostra democrazia.

Se le guardiamo dal punto di vista dell’iniziativa della CGIL, in queste tre crisi ci sono le ragioni che ci spingono a mobilitarci e che sono al centro dello sciopero generale del 12 marzo.

Per queste ragioni il nostro Paese avrebbe bisogno:

  • di riformare gli ammortizzatori sociali dando una risposta a chi rischia di perdere il posto di lavoro, a chi rischia di entrare nel circuito degli ammortizzatori che comunque ti separano dal luogo di lavoro; affrontare il tema dei massimali, reso drammatico dal prolungarsi della crisi, dare risposte ai tanti precari che sono già stati espulsi dai processi produttivi.
  • Serve una politica industriale che affronti nodi che riguardano i settori ritenuti strategici; che definisca una politica energetica per il Paese non inseguendo l’improbabile, ancorché sbagliato e costoso, ritorno al nucleare, ma cogliendo questa occasione per un piano nazionale di investimenti sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico.
  • C’è bisogno di una politica di investimenti pubblici e insieme una politica a salvaguardia dei beni naturali fondamentali, a partire dall’acqua, che richiede necessariamente la cancellazione del Decreto Ronchi.

Le risorse investite dall’inizio della crisi sono imparagonabilmente inferiori a quelle stanziate da tutte le principali economie avanzate.

È del tutto evidente che il nostro Paese ha difficoltà a reperire le risorse necessarie nel bilancio pubblico e che non può correre rischi come quello che in questo momento caratterizza la Grecia, ma le risorse, come la CGIL ha più volte indicato potevamo e possono essere reperite collegando le politiche di intervento sulla crisi e di sostegno ai redditi con un cambio radicale nell’impianto di politica fiscale:

  • Poteva essere gestita assai diversamente la vicenda vergognosa per un paese civile dello scudo fiscale.
  • Va ripreso urgentemente un percorso di lotta all’evasione e all’elusione fiscale, ripristinando le misure di tracciabilità dei pagamenti.
  • Va introdotta una nuova tassa patrimoniale e vanno allineate le aliquote, di prelievo sulle rendite finanziarie, alla media europea.

Sono queste le premesse per una operazione di redistribuzione fiscale che risponda alla esigenza di mettere in campo misure anticicliche di sostegno ai redditi dei lavoratori e pensionati e avvii una necessaria azione di giustizia sociale.

Non appartiene alla cultura di un sindacato come il nostro la mera rivendicazione di una riduzione delle tasse.

Nello stesso tempo, abbiamo non da ora maturato la convinzione che la condizione materiale e sociale effettiva delle persone, dipende in larga misura dal modello di protezione sociale, dal fatto che i servizi, tutele e beni fondamentali, come la copertura previdenziale, l’assistenza sanitaria, il diritto all’istruzione, la risposta ai bisogni nuovi come la non autosufficienza, sono condizioni altrettanto indispensabili quanto il diritto a un giusta redistribuzione del reddito.

La crisi, come tutti noi sappiamo c’è, è reale e avrebbe dovuto essere affrontata da subito con coraggio e decisione, mediante la messa in campo da parte del Governo di azioni e scelte opposte rispetto a quelle adottate.

Nel contempo invece abbiamo valutato positivamente tutte quelle iniziative sostenute dagli Enti locali, dalle Amministrazioni Comunali e da altri soggetti laici e religiosi tese ad assumersi pur con le risorse rese possibili dai bilanci la responsabilità e i necessari interventi di aiuto e sostegno sociale.

Iniziative che unitariamente anche a Padova e assieme al Sindacato Pensionati abbiamo sollecitato sia con specifiche rivendicazioni sia con le forme di negoziazione sociale che coi Comuni abbiamo avviato.

Ma tutto ciò, come ovviamente sappiamo, può contribuire, ma non modifica un impianto che dal nostro punto di vista indicando nel Governo nazionale la principale responsabilità, dovrebbe essere letteralmente cambiato.

Più volte ci siamo chiesti se le scelte fatte fossero ascrivibili alla sua manifesta incapacità di comprendere gli accadimenti o se di converso questa apparente assenza altro non fosse che la logica conseguenza di un disegno messo in atto, o condizionato da chi, ha pensato di utilizzare la crisi e la paura che essa ingenera nelle persone, per ridimensionare gli spazi di democrazia del Paese, dividere il Sindacato, isolare la CGIL, rompere la solidarietà fra i lavoratori, contrapporre lavoro pubblico e lavoro privato, giovani ed anziani, garantiti e non garantiti, cittadini italiani e cittadini stranieri.

Ovvero, utilizzare la crisi per ridimensionare ed annullare gli spazi di azione e di rappresentanza dei corpi intermedi della società, partendo ovviamente dal Sindacato.

Dividere il Sindacato, isolare la CGIL credo abbia rappresentato l’obiettivo dell’azione portata in porto da questa maggioranza di Governo con il consenso di una parte preponderante del Padronato e delle Associazioni Imprenditoriali.

Isolare la CGIL e dividere il Sindacato al fine di realizzare un progetto di società più ingiusta, meno solidale, più diseguale così come descritto dal Libro Bianco del Ministro Sacconi, un modello di società dove lo Stato non è più garante dei diritti collettivi e le persone sono lasciate sole a se stesse.

Un modello che ha nel il suo DNA la riduzione dei diritti collettivi, un forte ridimensionamento dell’intervento pubblico nel campo della scuola, della formazione, dei saperi, della sanità e della previdenza, modello che per affermarsi deve giocoforza ridurre il peso del lavoro pubblico, minarne la credibilità e cambiare la natura e il ruolo del movimento sindacale.

Ruolo non più conflittuale, né concertativo ma, come auspicato dal Ministro del Lavoro, accompagnatore del processo e delle decisioni assunte, da qui il termine “complice” che il Ministro stesso ha coniato per contrassegnarne la futura funzione.

Altre erano e restano le priorità che questo Paese doveva e deve affrontare se non si vuole cadere in una fase di profondo declino industriale e subire gli effetti di una nuova divisione internazionale che ci penalizza e che risente negativamente del mancato ruolo assunto dal Governo come dimostrano il caso Glaxo, che intende spostare le ricerca fuori dal nostro Paese, e la FIAT, che dopo aver trattato per un anno intero con i diversi Paesi del mondo ed essere diventata socia dei Governi Statunitense e Canadese, si rifiuta di aprire una trattativa vera con un governo che non considera capace di imporle svolte ed inversioni dalle decisioni assunte.

L’Italia è l’unico e rimane l’unico Paese in Europa e nell’Occidente che:

  • Ha destinato solo pochissime risorse a favore delle politiche attive sul lavoro;
  • Ha ridotto e non investito nella formazione;
  • Ha licenziato i precari della scuola, della ricerca e dell’università;
  • Non ha un piano per il rilancio dell’edilizia pubblica;
  • Non ha un piano finalizzato alla ricerca e alla produzione di energia alternativa;
  • Non ha un piano proprio di politica industriale;
  • Non ha una politica di tutela del territorio e dell’assetto idrogeologico;
  • Non valorizza le competenze ed il lavoro;
  • Toglie tutele ai lavoratori con l’introduzione dell’arbitrato vanificando le tutele dell’articolo 18 della legge 300;
  • Non riduce le tasse su lavoro e pensioni;
  • Promuove leggi di chiaro stampo xenofobo e razzista;
  • Riduce la libertà di stampa;
  • Interviene sulle scelte etiche delle persone;
  • Prefigura e persegue interventi in materia di riforma della giustizia che ledono i diritti dei cittadini, il principio di parità di tutti i cittadini di fronte alla legge;
  • Ostacola l’attività degli inquirenti nella lotta alle varie criminalità e all’illegalità;
  • Attacca la magistratura;
  • Attacca i valori dettati dalla Costituzione, prima parte compresa, come acclarato dal Ministro Brunetta, che intende partire dalla modifica dell’Articolo 1; 
  • Abbassa i coefficienti di calcolo delle pensioni senza avviarne il previsto tavolo di confronto con le OO.SS.

Un elenco lunghissimo, provvedimenti sbagliati, iniqui ed incapaci di produrre una svolta che dovrebbe trovare il dissenso e la critica dell’insieme delle forze economiche e sociali a partire ovviamente da CISL e UIL a cui è chiesto un necessario impegno in tal senso.

CISL e UIL penso dovrebbero interrogarsi sull’esito dell’accordo del 22 gennaio, sui risultati prodotti, stante il vulnus apertosi nel rapporto democratico fra Sindacato e lavoratori e credo di poter dire fra Sindacato e Governo.

Dopo quell’accordo, come già avvenne all’atto dell’intesa del “Patto per l’Italia” il Governo, raggiunti i suoi risultati, non ha più convocato le parti sociali, non ha più aperto un tavolo di trattativa su nessuna delle materie di interesse comune e di grande rilevanza sociale, pensioni, fisco, scuola, sanità, politica, economia e casa.

A sostegno delle nostre richieste e contro l’accordo separato abbiamo fatto diverse iniziative, presidi, iniziative di lotta, lo sciopero generale del 12 dicembre 2008, le manifestazioni nazionali del 4 aprile e del 14 novembre 2009, diversi scioperi nazionali di categoria ed abbiamo reso centrale nella protesta e nella nostra azione sindacale il tema della democrazia, di cui la democrazia sindacale rappresenta una parte fondamentale.

Naturalmente le ragioni del nostro dissenso sono squisitamente di natura sindacale e derivano dai contenuti dell’intesa. Una intesa che per la prima volta nella storia del nostro paese, sancisce il depotenziamento del CCNL e della sua funzione di redistribuzione salariale, ne prevede la possibilità di deroga in tutto o in parte, ingabbia e limita la contrattazione aziendale, modifica il ruolo e la natura del Sindacato attraverso la costituzione di Enti Bilaterali per la gestione del Collocamento, delle polizze assicurative e degli ammortizzatori sociali, compresi quelli non di natura contrattuale.

Mai in passato si è stati in presenza di una rottura così evidente  e significativa tra le Confederazioni Sindacali, proprio perchè un accordo separato sulle regole della contrattazione riguarda l’insieme delle categorie e condiziona i diritti dell’insieme dei lavoratori iscritti e non iscritti al Sindacato, iscritti e non iscritti alle OO.SS. firmatarie dell’intesa.

Non c’è più un ruolo autonomo del Sindacato nell’esprimere il punto di vista del lavoro. La contrattazione collettiva progressivamente svanisce e lascia spazio, nella “meno cruenta” delle ipotesi, ma non meno negativa, alla idea di “sindacato complice”, nella peggiore al nulla.

 

La CGIL non può rinunciare alla prospettiva dell’unità del mondo del lavoro e dell’unità sindacale, ma ciò può avvenire se vi è pieno rispetto delle idee di tutti, se il confronto avviene sul merito ed all’interno di una grande e nuova stagione di democrazia sindacale in cui prevalga alla fine, anche per il sindacato, la volontà delle lavoratrici e dei lavoratori.

Abbiamo sempre considerato la conquista di nuovi e maggiori diritti per i lavoratori e per l’insieme dei soggetti che rappresentiamo, il ruolo e l’esercizio della contrattazione collettiva, la conquista di una vera democrazia sindacale, i tratti identitari della nostra concezione di Sindacato.

Per questo ci è naturale, quasi vitale coniugare la nostra azione con una necessità altrettanto vitale, per gli interessi che rappresentiamo, di difendere i principi fondamentali per il nostro Paese rappresentati dalla Costituzione.

Per questo la difesa della Costituzione e dei suoi principi rappresenta per noi e per qualunque forza democratica il punto imprescindibile dal quale partire.

Lì è disegnata la nostra idea d’identità, quella che abbiamo posto alla base della nostra convivenza civile.

Lì ci sono i diritti sociali e i diritti civili, il “lavoro” a fondamento della nostra Repubblica, il ripudio della guerra, la bellezza straordinaria dell’Articolo 3, quindi il principio di uguaglianza e l’idea di cittadinanza attiva, la necessità di una partecipazione vera delle persone, dei cittadini, alla costruzione del modello e della vita della nostra democrazia.

Da lì possiamo ricavare i riferimenti per  costruire le risposte ai processi di degenerazione culturale che stanno avvenendo nel nostro Paese.

Mi riferisco in primo luogo al rischio di una deriva razzista e xenofoba che può ormai diventare una tragica realtà.

La vicenda di Rosarno è stato l’ultimo drammatico evento. Ma nei gangli vitali della nostra convivenza civile sta passando ogni giorno il messaggio che lo straniero, e chi è diverso da noi, rappresenta un pericolo.

Per questo ogni qual volta constatiamo il pericoloso emergere di queste tentazioni, come è accaduto a Camposampiero, dove peraltro la magistratura sta indagando, a Cittadella, a San Giorgio di Lupari, a San Giorgio in Bosco a, Selvazzano, a Piove di Sacco e in altri luoghi dove vengono negati i diritti dei cittadini immigrati, la CGIL ci sarà.

 Così come ci siamo e ci saremo all’interno di una crisi economica che insiste nel nostro territorio.

Ho già ricordato all’inizio i dati più recenti relativi alla crisi e al ricorso agli ammortizzatori sociali. A questi va aggiunto il richiamo alle tante vertenze ancora aperte per situazioni di crisi, alcune estremamente complesse, in particolare nel settore tessile, come quella del Sarto di Padova di Legnaro, per citarne  una, così nel meccanico e nel legno.

Vertenze che spesso non coinvolgono solo le lavoratrici e i lavoratori di quel settore, di quel luogo di lavoro ma, per ciò che sta accadendo nel settore del mobile a Casale di Scodosia, l’intera economia di un territorio.

E accanto a un lungo elenco  di Aziende impegnate a respingere gli effetti di una crisi che ricade in maniera pesante sui lavoratori, registriamo anche importanti successi, in cui la lotta dei lavoratori, a salvaguardia del posto di lavoro, alle fond. ZEN, alla Carraro, ha respinto l’ipotesi dei licenziamenti, oppure, ha determinato un nuovo assetto societario, come speriamo avvenga alla Lofra.

Ma altre situazioni non sempre hanno gli onori della cronaca, per le dimensioni delle imprese e/o per la particolare debolezza dei lavoratori.

Ma non per questo il nostro impegno deve ridursi, anzi, dove le difficoltà sono più alte è importante riprendere, li chiamo così, gli “ Antichi Strumenti”, in cui i valori della solidarietà fra lavoratori  riemergano.

Ci sono milioni di lavoratrici e lavoratori che lavorano in condizioni prive delle necessarie tutele e diritti, che conoscono la precarietà a tempo indeterminato. Spesso lavorano non nelle fabbriche, ma nei servizi,se pensiamo alle forme con cui, fenomeno oramai dilagante anche a Padova, vengono definite cooperative, forme di impresa lontane anni luce anche dal principio a noi caro della cooperazione fra lavoratori.

Oppure lavoratori impegnati negli appalti, con condizioni contrattuali ribassate rispetto ad altri che lavorano a loro fianco svolgendo le stesse mansioni e con tutele e diritti più elevati.

Alle volte i numeri non rendono evidente la pesantezza di una crisi, i numeri ci parlano di persone in carne ed ossa, famiglie, cittadini stranieri su cui pende la scure xenofoba del reato di clandestinità e dell’espulsione. Statistiche che ci confermano che il mese di gennaio non è contrassegnato da inversioni di tendenza.

Inversioni e segnali di ripresa di cui non si ha riscontro alcuno come confermato dalle stesse Associazioni economiche e di categoria. La Camera di Commercio, avendo istituito presso di sé il Tavolo sulla crisi, ci offre uno spaccato e una analisi precisa.

Una crisi lunga e logorante per i lavoratori ed una parte significativa del sistema delle imprese. Una crisi che oramai è chiaro inciderà sulla struttura industriale e produttiva di questo territorio.

La percezione evidente è che alcuni settori possono essere significativamente ridisegnati a partire dal numero di stabilimenti e di lavoratori occupati. In alcuni casi come abbiamo visto, la condizione di crisi finanziaria rischia di mettere in discussione la sopravvivenza stessa di quelle entità imprenditoriali.

Per attraversare questa crisi il nostro territorio richiede azioni serrate e concertate, misure sul piano occupazionale, industriale e finanziario assolutamente urgenti.

Vogliamo qui indicare alcuni obiettivi essenziali per gestire questa fase della crisi, guardando anche alla prospettiva, cioè al dopo.

  • La prima questione riguarda l’argine che dobbiamo continuare a porre al ricorso a licenziamenti collettivi.

Dico “continuare” perchè il numero di accordi fin qui realizzato ha consentito, almeno per la prima fase della crisi, di evitare la fuoriuscita di quote significative di lavoratori (lo conferma il fatto che l’aumento del ricorso alla mobilità è stato sin qui contenuto; in diversi casi si è trattato di mobilità volontarie o utili a raggiungere la pensione).

Lo stesso ragionamento, purtroppo, non è possibile farlo per le migliaia di lavoratrici e lavoratori precari che hanno perso il posto di lavoro ed hanno già esaurito i benefici dei trattamenti di disoccupazione.

È questo un problema che deve rimanere nelle nostre priorità.

Per quanto riguarda le altre lavoratrici e lavoratori, quelli che hanno una occupazione stabile, lo scenario prossimo è dato da due elementi: il numero di aziende che esauriranno o hanno già esaurito la C.I.G. Ordinaria e a quel punto debbono ricorrere a strumenti straordinari; gli effetti dei piani di ristrutturazione aziendale.

La nostra posizione è nota: fermo restando se servono nuovi e diversi strumenti che il Governo deve mettere a disposizione, abbiamo già oggi la possibilità di utilizzare i contratti di solidarietà. Questo è l’unico strumento che può consentire, dentro una impostazione di natura solidale, di evitare il meccanismo perverso della Cassa a zero ore e ridurre l’impatto sui redditi dei lavoratori.

Su questo chiamiamo ad una forte assunzione di responsabilità le imprese e imposteremo in questa logica i confronti, come abbiamo già iniziato ad operare.

  • La  seconda è data dalla prospettiva.

Anche a livello territoriale, in una logica di area vasta che comprende l’insieme della Regione, servono strategie di politica industriale e il raccordo tra queste e gli strumenti a sostegno dell’innovazione e della ricerca, indicando nuove traiettorie per alzare i contenuti tecnologici e definire le tipologie di specializzazione produttiva della nostra Provincia.

Definire un “progetto vero” significa avviare una operazione che intrecci fortemente imprese e università, che consenta la creazione di spin-off aziendali, che programmi trasferimento tecnologico, che aiuti la nascita di nuovi settori di specializzazione produttiva e, nel contempo, dia più forza alle eccellenze già esistenti nel nostro territorio.

Ricerca e innovazione, ancora purtroppo considerate solo utili per la convegnistica, vanno messe in rete e debbono aiutare il sistema delle piccole e medie imprese.

L’investimento sull’economia della conoscenza, il raccordo tra scuola, università e formazione permanente dei lavoratori sono ancora elementi essenziali per dare una prospettiva alla nostra economia.

Al sistema del credito chiediamo di garantire il finanziamento e i necessari flussi di credito alle piccole e medie imprese e di sostenere le attività di ricerca e di sperimentazione di nuovi prodotti e nuove produzioni.

  • La terza riguarda gli accordi che abbiamo già definito con le Amministrazioni locali, sugli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori e delle famiglie, l’accesso ai servizi sociali ed educativi e le misure riguardanti l’emergenza affitti e mutui.

Sono elementi che hanno bisogno di un punto forte di raccordo, una sede che è già stata individuata è sicuramente il “Tavolo sulla crisi” composto da Enti locali, Ass. Imprenditoriali, Camere di Commercio e ovviamente dalle OO.SS., quello che proponiamo è di farlo diventare un tavolo che determini un forte carattere programmatico con una visione di prospettiva.

Ma una riflessione di prospettiva non può tralasciare altri importanti temi.

Mi riferisco alla questione urbanistica e ad alcuni nodi che richiedono essi stessi una visione strategica e di largo respiro, connessa al modello di sviluppo che si vuole determinare.

Così come risulta determinante fare in modo che i diversi Piani (cioè strumenti di Governo del territorio) assumano come principio fondamentale il “fine di raggiungere  gli obiettivi di equità sociale, rafforzamento della democrazia, pari opportunità all’accesso dei servizi, sviluppo umano delle persone, integrazione e coesione sociale, partecipazione delle popolazioni alle scelte urbanistiche, allo sviluppo civile, culturale, economico e sociale del loro territorio”.

È comunque necessario assumere l’obiettivo di addivenire ad un “nuovo patto sul welfare nel nostro territorio”.

Un welfare capace di misurarsi con la dimensione nuova dei bisogni e delle complesse dinamiche sociali, attraverso una nuova responsabilità del pubblico nel progettare e governare il sistema.

Mi pare questa la questione dalla quale partire, la dimensione e la capacità di leggere e programmare le risposte ai bisogni, per provare poi ad affrontare il tema della sussidiarietà, il ruolo gestionale che compete al pubblico e quello che può essere svolto dal privato sociale, a partire dalla condizione e dai diritti di chi opera nei servizi sociali o in quelli educativi.

Servono sicuramente chiavi interpretative e approcci nuovi, ma non ci convince un’idea di welfare che si traduca semplicemente nel fatto che il pubblico delega ad altri le proprie responsabilità e funzioni, o una sussidiarietà intesa come sostitutiva e alternativa al ruolo pubblico.

È chiaro che per noi significa sviluppare maggiormente la contrattazione sociale territoriale, parte degli impegni che qui a Congresso conferma la CGIL di Padova.

In questi anni la CGIL ha consolidato ulteriormente la sua presenza, aumentato i propri iscritti fino a portarli da 64.000 del 2007 ai 66.000 del 2009. Siamo cresciuti tra gli attivi come tra i pensionati.

Cresciamo e rendiamo più solido il nostro  insediamento nei luoghi di lavoro e nel territorio in un anno profondamente segnato dalla crisi.

Il che significa che eravamo presenti nei luoghi e nei territori nei quali dovevamo esserci; che abbiamo gestito bene le tante vertenze aperte, nonostante le tante difficoltà, stipulando accordi in tutto il territorio.

Siamo una Organizzazione vitale, capace di esprimere una rappresentatività, in tutti i settori, testimoniata anche dal generale buon esito del voto elezioni delle RSU ( quando questo voto non è impedito come nel caso della scuola ) e dal complesso della attività contrattuale che svolgiamo nei luoghi di lavoro pubblici e privati, ed in ambito territoriale.

Inoltre abbiamo un sistema di servizi e di tutela individuale diffuso sul territorio sulla cui qualità di prestazione i numeri parlano da soli.

Con INCA siamo il primo Patronato, per numero di pratiche della provincia di Padova e questo è un merito che va ascritto ad una struttura a rete composta da oltre 20 funzionarie  e funzionari, da 9 collaboratori tra medici e avvocati,  da capacità professionali di alto livello e da una virtuosa collaborazione con la struttura dello SPI.

Siamo passati dalle oltre 21.000 pratiche del 2007 alle attuali 25.000  e inoltre a significare la capacità del Patronato va considerato che soltanto il 24% delle pratiche sono remunerate dall’intervento del Ministero.

Abbiamo sviluppato, inoltre all’interno del patronato, altri ulteriori campi di intervento: uno riguarda l’inserimento dell’ufficio migranti all’interno del sistema Inca, l’altro, e ne va dato merito, si riferisce a tutta l’attività relativa al danno biologico e l’impegno profuso sulle questioni dell’amianto, tema particolarmente importante per la nostra realtà alimentando l’attività di prevenzione e di tutela delle vittime, al punto che abbiamo creato l’Associazione vittime dell’amianto dedicandola alla memoria di un grande dirigente operaio della Cgil di Padova  quale è stato Bepi Ferro.

Il CAAF CGIL registra ogni anno una crescita ulteriore, primato che gli consente di essere il primo CAAF della nostra Regione, anche esso radicato  sul territorio  e con una rete di operatrici e operatori sempre più qualificata.

L’UVL è un luogo privilegiato di competenze professionali e, anche all’interno di una rinnovata direzione, mantiene e, ci auguriamo espanda, la propria missione di intervento sui bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori.

Tutto ciò a dimostrazione che  è necessario ancora lavorare per raggiungere l’obiettivo che struttura di rappresentanza e servizi siano protagonisti alla pari dei risultati politici e organizzativi che ci prefiggiamo, ma che la strada imboccata è quella che consolida una nostra strategia generale di difesa e tutela dei diritti dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini. 

E infine in  chiusura NOI, la C. d.L. di Padova.

Nel corso degli ultimi  anni si sono determinate modifiche organizzative di molti livelli e strutture della nostra Camera del Lavoro, a partire dalle responsabilità della Segreteria e del Segretario Generale, di molti punti di direzione delle Categorie, delle corrispondenti Segreterie e dei Dipartimenti, in particolare quello dell’Immigrazione, dove abbiamo consolidato e strutturato, un impegno fin lì prodotto. È stato un lavoro complicato, fatto, talvolta, di molta disponibilità da parte dei compagni ma anche, perché negarlo, di differenti valutazioni con altri livelli dell’Organizzazione.

 E’ un compito che immediatamente la Segreteria si è assunta, coniugandolo con un principio: c’è un obbligo di proposta che va esercitato, alle volte da soli alle volte con altri punti di direzione, però era ed è importante, addirittura fondamentale, che tutto il gruppo dirigente si sentisse coinvolto.

E’ un impegno che credo abbiamo assolto.

Abbiamo ancora molto da fare, dobbiamo rafforzare il già importante lavoro sul versante dell’Artigianato, anche se va riconosciuto ai compagni e alle compagne, in molti casi delegate e delegati delle RSU, un impegno straordinario nella tutela dei lavoratori attraverso gli strumenti della  bilateralità di EBAV.

Abbiamo un patrimonio importante da salvaguardare e tutti siamo impegnati a dare il meglio di noi per mantenere quello che ci è stato consegnato da dirigenti che hanno fatto grande e rispettata questa Organizzazione, e ne vorrei ricordare due che ci hanno lasciato il compagno GIOVANNI NALESSO e il compagno COPPI.

La CGIL non è proprietà di un Gruppo Dirigente, è davvero costituita dal lavoro di tutti, nelle Sedi, nei luoghi di lavoro e nel territorio.

 La CdL di Padova è una struttura che è stata attraversata da situazioni difficili, non dimentichiamo che il gruppo dirigente tutto ha dovuto affrontare un tema che pensavamo ormai lontano dalla nostra vita sindacale come il tema del terrorismo.

Ci siamo sentiti colpiti, non dalla attività giusta della Magistratura, ma dalla solita domanda che colpisce, dopo il colpo ricevuto, qualsiasi Organizzazione Democratica e cioè: ho fatto tutto il  possibile per evitare tutto ciò, ho utilizzato tutti gli anticorpi per difendermi dal terribile male, ho alzato tutte le difese, le barriere necessarie per evitare che il nostro corpo organizzato venisse toccato?

 L’immediata reazione di tutta l’Organizzazione ha reso evidente che noi siamo stati i colpiti, ed assieme, la consapevolezza che era ed è necessario non abbassare mai la guardia, anche quando questi  fenomeni appaiono diversi da quelli conosciuti negli anni 70.

L’arresto e la conseguente condanna di alcuni componenti della nostra Organizzazione ci ha obbligati ad assumere tutta l’attenzione e il senso di responsabilità che dobbiamo mantenere per tutelare la nostra Organizzazione.

L’alta vigilanza deve determinare il nostro agire per contrastare duramente qualsiasi tentativo di infiltrazioni pericolose, che contrastano  con i nostri valori democratici, pluralisti e privi di qualsiasi riferimento anche lontano dall’esercizio  della  violenza  in qualsiasi modo praticata.

Noi siamo l’Organizzazione che ha pagato un contributo di sangue, con l’esempio di Guido Rossa, non possiamo tollerare e ci batteremo con ogni mezzo contro chi pensa che il conflitto, anche il più aspro, non sia contenuto all’interno delle regole democratiche, della convivenza civile di cui siamo portatori e che vogliamo difendere nel nostro Paese.

Nessuna ambiguità, nessuna comprensione chi “utilizza” o vorrebbe utilizzare la CGIL, le sue strutture per covare tali posizioni, sappiano costoro, che non solo non è possibile, ma verranno, come è avvenuto contrastati.

 Vogliamo mantenere un profilo riconoscibile, identitario per far si che, in ogni luogo dove noi siamo presenti si “avverta” la nostra presenza, la nostra capacità di proposta, la nostra capacità di tutela degli interessi che rappresentiamo.

Si deve sentire che il nostro ruolo, che è necessariamente all’interno di un disegno generale che ha come obiettivo rendere migliore questo paese, rendere migliore la vita delle persone che rappresentiamo, difendere i diritti per chi li ha e darne a chi non li possiede.

Ma tutto ciò, come sappiamo, ha bisogno certamente di una volontà espressa da tutta l’Organizzazione, dalle scelte generali che appunto in occasione come questa si compiono, ma ha bisogno anche di una consapevolezza che in particolare i Sindacalisti devono assumersi, loro in prima persona per poterla trasmettere ai lavoratori.

Per essere esplicito e non reticente intendo dire che se è vero che è saltato in qualche misura l’equilibro,  tra le ragioni dell’Impresa e quelle del Lavoro,  se è vero che questa rottura è dimostrata dalle innumerevoli diseguaglianze che prima ricordavo e se è vero che non avviene più soltanto nei luoghi di lavoro ma anche nel territorio è chiaro che per noi della CGIL è necessario essere conseguenti.

È per questo che difendiamo un modello contrattuale centrato sulla capacità di tutelare e difendere i lavoratori attraverso lo strumento universale, generale per tutti del CCNL e contemporaneamente vorremmo ampliare la nostra capacità contrattuale nei luoghi di lavoro, nella filiera produttiva, nel territorio, non mettendo i due livelli in contrasto, o in concorrenza tra loro, subordinando uno a scapito dell’altro, ma integrandoli, aumentandone la qualità, salvaguardando la loro capacità di intervento sulle condizioni generali e quelle specifiche.    

La differenza, forse la più forte che abbiamo con CISL e UIL è proprio questa:

non ci siamo rassegnati e non lo faremo mai, vogliamo rimanere un soggetto politico di trasformazione, un soggetto che tutela, difende quelle ragioni per cui siamo nati, ma che ha ancora l’aspirazione di emancipare il lavoro e i lavoratori nel nostro Paese.

Si, un soggetto politico autonomo,che ha un proprio punto di vista, non mutuato dalla politica, una autonomia che dobbiamo sempre preservare gelosamente, siamo un Sindacato autonomo, ma non indifferente, siamo in grado di distinguere tra un governo ed un altro, tra una amministrazione e un’altra, ma che è in grado di riconoscere quando un Paese declina verso un modello di società ingiusta, diseguale, che priva dei diritti i più deboli, che rende il paese più povero economicamente, socialmente e siamo in grado di vedere anche quando i capisaldi della Democrazia, della nostra Costituzione, vengono calpestati.

Ecco, noi siamo quel Sindacato che non si abbandona al mugugno, alla speranza che le cose si accomodino, siamo quel sindacato che quando avverte quei pericolosi arretramenti, chiama i lavoratori, i pensionati, gli studenti, i cittadini ad essere al nostro fianco, lo abbiamo fatto e continueremo a farlo come accadrà Venerdì 12 marzo con lo Sciopero Generale.

Per queste ragioni diventa per noi determinante avviare una grande campagna di rafforzamento delle nostre Rappresentanze, nei luoghi di lavoro e nel territorio, lì dove il nostro radicamento nasce e si deve sviluppare. E’ un processo che va coordinato con una rinnovata capacità formativa, ma anche con uno sforzo organizzativo per dare vita a quelle forme che abbiamo individuato nella Conferenza di Organizzazione, strutture territoriali che colleghino gli eletti nelle RSU, le Leghe dello SPI ma anche altri soggetti che operano nel territorio, in funzione della necessaria estensione della negoziazione e contrattazione territoriale.

Come credo sia importante, pur valorizzando i risultati positivi conseguiti, mantenere la capacità di mettere in atto elementi di innovazione nella nostra struttura organizzativa e nelle dinamiche interne.

Mi riferisco ai criteri ed ai percorsi di formazione, selezione e valutazione dei quadri. Una grande Organizzazione come la nostra ha bisogno di dare struttura a percorsi formativi che valorizzino donne e uomini che provengono dall’esperienza dei luoghi di lavoro; ma ha anche la necessità di aprirsi ad altri soggetti ed altre esperienze cercando contaminazione positive.

Deve proseguire il rinnovamento generazionale, ma vanno fatte scelte più coraggiose per quanto attiene la composizione dei gruppi dirigenti. Il ritardo più rilevante riguarda la rappresentanza di genere e la presenza di migranti a tutti i livelli dell’Organizzazione.

Bisogna investire in questa direzione,con azioni mirate, progetti finalizzati, che facciano crescere dal basso i quadri da inserire progressivamente ai livelli più alti delle strutture della Camera del lavoro.

Nelle modalità del dibattito interno va mantenuto e rafforzato il carattere democratico, quello della partecipazione collegiale e della trasparenza nella formazione delle decisioni; va ribadita la natura pluralista dell’Organizzazione nella formazione dei gruppi dirigenti.

Obiettivi ed impegni che dobbiamo rilanciare con maggior vigore e convincimento.

Rilanciare l’idea di confederalità e della progettualità e indispensabile per chi, come la CGIL, intende misurarsi con i temi imposti dalla crisi e dalla necessità di valorizzare il lavoro,l’universalità dei diritti, la coesione  e l’impegno sociale; a tal fine reputo di fondamentale importanza assumere alcuni precisi impegni in merito alla preparazione di alcune iniziative  aperte al contributo di tutti, istituzioni, forze politiche ed associazioni economiche, università a cui avanzare la nostra analisi e le nostre proposte su questioni dirimenti per il futuro di questo territorio in merito a:

 

APPALTI, COOPERAZIONE E LEGALITA’

 

DIFESA DELLA SANITA’ PUBBLICA E RETE DEI SERVIZI SOCIALI

 

INNOVAZIONE E RISPARMIO ENERGETICO, DIFESA DELL’ACQUA COME BENE PUBBLICO

 

DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA, RICERCA E FORMAZIONE

 

IMMIGRAZIONE E DIRITTI

 

DIFESA DELLA COSTITUZIONE, DELLA LAICITA’ DELLO STATO E DELLE ISTITUZIONI

 

Compagne e compagni siamo una parte importante di questa società e dobbiamo lavorare per rimettere il lavoro, la sua dignità, i diritti al centro dell’attenzione delle forze progressiste e della sinistra, della società e delle Istituzioni.

Il nostro futuro riprende da qui dalla nostra capacità di dare continuità alla stagione di lotte sin qui intrapresa per realizzare quelle conquiste fondamentali ed indispensabili per garantire prospettive diverse al Paese, ai lavoratori, ai giovani e ai pensionati.

Un futuro dove il precariato e le leggi che regolano il mercato del lavoro siano superate e sostituite con norme diverse capaci di garantire ai giovani un futuro diverso e pieno di speranze.

 

Dobbiamo conquistare una diversa politica economica e sociale, un sistema previdenziale capace di dare certezza per i giovani e i pensionati,la difesa ed il recupero del potere d’acquisto di salari e pensioni, una idea nuova ed avanzata di sviluppo, un forte intervento dello stato nelle politiche formative, nella sanità e nel sociale, difendere i diritti collettivi e le libertà individuali e la loro universalità, una riforma degli ammortizzatori sociali universale ed inclusiva, una giusta ed equa riforma fiscale.

 

Un compito che vogliamo perseguire per il bene del Paese e nell’interesse delle persone che rappresentiamo.

Una proposta di nuova stagione dei diritti e del lavoro che vorremmo diventasse patrimonio di tanti e di tutti coloro che hanno a cuore la difesa dei diritti e della libertà ed un progetto alternativo a quello messo in campo dalla destra.

Un progetto a difesa del futuro e della democrazia, l’estensione della democrazia a partire da quella sindacale, la salvaguardia e la conquista di un nuovo e diverso modello contrattuale e di diverse politiche del lavoro,del diritto allo studio ed alla formazione, con la continua ricerca di riconquistare su basi nuove e diverse l’unità dei lavoratori e del Sindacato.

Una unità in cui le differenze sono una ricchezza,il confronto, un patrimonio irrinunciabile, ricostruita sul rilancio del rapporto democratico con i lavoratori, del ruolo dei giovani e dei pensionati.

Una unità in cui la piena applicazione dell’articolo 39 della Costituzione deve rappresentare un punto di riferimento per tutti e non una preoccupazione.

Una battaglia quindi che vogliamo fare per noi, per le persone che rappresentiamo e per il futuro del nostro Paese.

Una battaglia importante, difficile come sono difficili tutte le imprese che richiedono impegno, coerenza, forza, consapevolezza e durata, ma che sapremo realizzare.

 Buon Congresso Compagne e Compagni. 

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Relazione attività Dipartimento Immigrazione anno 2009

 

Oggi la Cgil è tra i portavoce delle esigenze di cambiamento che le comunità straniere auspicano. Cresce la presenza straniera in Italia, così come cresce nel sindacato. Nel 2004 i lavoratori immigrati iscritti alla Cassa edile, per esempio, sfioravano il 19%, con punte superiori anche al 50% del totale in alcune aree del Nord. I dati offerti da un recente studio dell’Ires Cgil (A. Megale, M. A. Bernardotti. G. Mottura, Immigrazione e sindacato, IV Rapporto, Roma, Ediesse, 2006) dimostrano come i lavoratori non comunitari svolgano le mansioni più “dequalificate e usuranti”. Il loro reddito medio è inferiore a quello dei colleghi italiani (con un differenziale tra il 20 e il 24%).

Gli stranieri residenti in Italia sono oggi circa 5 milioni, di cui la metà donne, il 6,7% della

popolazione , che producono il 9% del PIL. Quattro milioni di persone esposte agli effetti di

provvedimenti xenofobi del governo e delle amministrazioni locali, in balia delle

strumentalizzazioni del sistema mediatico, prede di circuiti malavitosi e vittime di violenze ed aggressioni razziste.

Un milione circa sono gli immigrati irregolari che lavorano in condizioni di sfruttamento più o meno grave, senza diritti e con il ricatto della espulsione. E’ questa la conseguenza di una politica di ingresso che esclude il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro e si basa solo sul meccanismo dei flussi programmati che risulta ormai inceppato.

Sulla base di questi dati, e tenendo conto dei principi consacrati dagli strumenti di base delle Nazioni Unite relativi ai diritti dell’uomo, in particolare la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, Il Patto internazionale relativo ai diritti sociali, economici e culturali, il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale,la Convenzione relativa ai diritti del fanciullo, e non ultima la nostra Costituzione, baluardo di democrazia e uguaglianza;

Riconoscendo l’importanza del lavoro realizzato nei riguardi dei lavoratori migranti e dei

membri delle loro famiglie da diversi organi delle Nazioni Unite

Richiamando che uno degli obiettivi dell’Organizzazione internazionale del lavoro, come

previsto nella sua costituzione, è la protezione degli interessi dei lavoratori quando sono impiegati in un paese altro dal proprio, e avendo presenti le conoscenze specializzate e l’esperienza di detta organizzazione per le questioni concernenti i lavoratori migranti e le loro famiglie

Considerando che i problemi umani che comportano le migrazioni sono ancora più gravi nei casi di migrazioni irregolari e convinti di conseguenza che vadano incoraggiate misure

appropriate al fine di prevenire ed eliminare i movimenti clandestini nonché il traffico dei lavoratori migranti, assicurando allo stesso tempo la protezione dei diritti fondamentali di questi ultimi.

La CGIL conviene che, come organizzazione sindacale, possa favorire un processo di contaminazione tra culture diverse parlando alle persone che rappresenta nei luoghi di lavoro, offrendo la propria esperienza e conoscenza contrattuale e di servizio.

All’interno di questo contesto, brevemente descritto, Il dipartimento immigrazione della Cgil di Padova si inserisce con azioni sia nel campo della tutela individuale che in quella collettiva.

Ecco come le azioni che ogni giorno come Dipartimento portiamo avanti  possano essere strumento di riflessione, per riaprire un dialogo su questi temi, contrastando provvedimenti discriminatori e punitivi, messi in atto dal Governo attuale e da diverse amministrazioni locali anche del nostro territorio provinciale, che creano esclusivamente danni materiali e morali ai cittadini migranti,  perché producono forme di razzismo e xenofobia da parte degli italiani, ed alimentano rabbia e rancore contro gli italiani da parte degli immigrati.

Si dovrebbero, da parte delle autorità Governative e regionali,  promuovere politiche antidiscriminatorie e di pari opportunità per l’accesso alla sanità, all’assistenza, alla previdenza, alla casa, in generale al welfare locale e nazionale, a ripristino per del fondo per l’integrazione e all’utilizzo delle caserme dismesse per residenze temporanee per lavoratori immigrati e studenti.

 

AZIONI IN COLLABORAZIONE CON LE CATEGORIE ANNO 2009/10

Nel corso del 2009 e inizio 2010, l’attività si è principalmente caratterizzata per rilanciare la lotta al razzismo e la xenofobia a fronte dei diversi provvedimenti governativi e regionali che hanno segnato il 2009, si ricordi: l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza in agosto, e i provvedimenti discriminatori attivati a Camposampiero e Cittadella in autunno.

 Le assemblee che sono state organizzate, insieme alla partecipazione nei direttivi di categorie ammontano a un totale di 30.

E’ noto a tutti quanto il tema immigrazione – sicurezza  sia strumento mediatico per l’imbarbarimento culturale e sociale, mettendo in difficoltà qualsiasi attività politico culturale che possa guardare al tema in modo SERIO, privandolo di slogan propagandistici anti democratici.

I momenti di incontro con le lavoratrici e i lavoratori hanno,  in alcuni casi fatto rilevare quanto il tema sia sentito dal punto di vista della paura sociale, della diffidenza, nascondendo purtroppo una poca conoscenza della realtà.

Alla semplice domanda riguardante le modalità per assumere un lavoratore migrante senza permesso di soggiorno, molti non erano a conoscenza dell’infernale meccanismo del decreto flussi, suscitando successivamente stupore e riflessione.

L’analisi del binomio contratto di soggiorno – permesso di soggiorno, ha permesso di elaborare e comprendere la trappola giuridica in cui versano 4 milioni di persone in Italia.

Nei direttivi di categorie, tra le quali fiom – fillea – filcams , tra le più rappresentative per la presenza di lavoratori migranti, si sono svolte attività ulteriori oltre le assemblee, dando vita ad un corso di formazione per i delegati fiom, assemblee con le associazioni migranti del territorio e funzionari fillea, e momenti di analisi e riflessione ad hoc sul tema per i delegati filcams.

Credo che l’utilizzo della campagna antirazzista per riportare il tema dell’immigrazione all’ordine del giorno nelle discussioni politico sindacali sia il vero obiettivo, evitando che delle belle immagini possano sembrare un modo propagandistico per non affrontare il tema.

L’attivo dei delegati del 4 marzo 2009 ha lanciato spunti interessanti per il lavoro di tutela individuale e collettiva che si sta portando avanti:

grazie a questa iniziativa si è partiti ad Ottobre con un corso di Italiano presso la Cooperativa Solidarietà, in collaborazione con Filcams e grazie al prezioso aiuto della RSU in azienda.

Altra attività messa in campo, grazie al Progetto “Coltiviamo la Solidarietà” in collaborazione con SPI, FLAI e FLC , si è data voce direttamente alla nuova realtà lavorativa presente nel nostro tessuto produttivo, con particolare attenzione al lavoro in agricoltura e ai nuovi “braccianti” presenti anche nel nostro territorio, le assemblee si sono tenute a Padova nel mese di settembre 2009 e a Cittadella e Conselve nell’ottobre 2010.

A fronte dei fatti gravissimi di Rosarno, all’inizio del 2010, il tema dello sfruttamento del lavoro nero è ritornato tra le prime pagine dei giornali, e anche la Cgil di Padova in collaborazione con  Flai e Fillea ha rilanciato l’attenzione su questo tema su cui da anni si lavora, ma solo in questo periodo, a causa di eventi negativi, è ritornato alla ribalta.

Con le due categorie si sono messe in campo una serie di iniziative, oltre ad azioni legali in tema di caporalato. Si ricordino tra le ultime, la denuncia fatta a Montagnana alle autorità di pubblica sicurezza,  in merito al caso di sfruttamento di due lavoratori migranti attirati nel nostro Paese con la speranza di un lavoro nel settore agricolo, ma poi truffati e derubati.

Inoltre, si stanno realizzando nel territorio, grazie all’aiuto dello SPI, categoria sensibile al tema della cura e assistenza familiare, e in collaborazione con l’ARCI, incontri e dibattiti all’interno della PRIMAVERA ANTIRAZZISTA, sul tema “donne e immigrazione”, in particolare saremo impegnati dal 15 al 26 marzo presso due circoli Arci con l’associazione Ucraina, per sensibilizzare la società civile e in particolare i giovani sulle gravi situazioni lavorative che vivono le donne migranti, nello specifico le lavoratrici impegnate nel settore di cura.

Si sono svolti in corso di tutto il periodo preso in esame, grazie alla collaborazione con FLC e Spi,  incontri nelle scuole, dove dirigenti sindacali si sono confrontati con gli studenti, in alcuni casi già influenzati e plagiati dai mass media e dalla visione distorta del “migrante= delinquente”.

Le politiche sociali e sindacali legate al tema immigrazione necessitano sempre più, come ha dimostrato questo percorso, di un approccio nuovo, di vera partecipazione, lontana da logiche di assistenza.

 Oltre agli incontri tenuti in primavera 2009 unitariamente con Cisl e Uil in Prefettura per superare il problema del “permesso per attesa occupazione”; abbiamo partecipato ad azioni di denuncia e di lotta  in particolare nell’alta padovana e nel camposampierese, dove si sta lavorando, dopo la querela presentata dalla Cgil alla magistratura sulle perquisizioni fatte dall’Amministrazione di Camposampiero, a ricostruire una rete di associazioni impegnate sui temi della coesione sociale, che possano diventare soggetti attivi nelle scelte politiche e sociali che vengono prese dalle istituzioni locali.

Infine, si ricordi l’impegno assunto dal Dipartimento in collaborazione con la categoria della Funzione Pubblica in tema di carceri e rapporto dei cittadini migranti all’interno della popolazioni carceraria. In novembre 2009 si è messa in campo un’azione importante di discussione con i rappresentati della polizia penitenziaria e i vari attori istituzionali e non che lavorano in questo settore per riportare questo tema nell’agenda politica; visto gli ormai innumerevoli episodi gravissimi accaduti nelle carceri italiane.

Le proposte di lavoro ed obiettivi che ci si è posti  dopo queste esperienze , in accordo con la Consulta immigrazione, vedono il tema immigrazione ed contrattazione al centro di un percorso formativo intercategoriale, dove i delegati di categoria possano cimentarsi nella stesura di piattaforme sindacali che tengano conto delle politiche dell’immigrazione come nuova prospettiva futura di rivendicazione.

Inoltre, dal punto di vista politico sociale,la grave la situazione legislativa delineata  dal disegno di legge sulla sicurezza ci pone di fronte a una istituzionalizzazione del razzismo  che richiede per essere contrastato un impegno sindacale  importante . Si ricordi che già a livello nazionale flc e funzione pubblica richiamano i lavoratori all’obiezione di coscienza di fronte a situazioni che vedrebbero l’obbligo di denuncia di cittadini colpevoli esclusivamente di non avere un titolo di soggiorno, in un Paese che legittima la xenofobia e il razzismo. L’impegno di carattere culturale, come già affrontato in un percorso formativo con la categoria dei pensionati, è leva fondamentale per un cambiamento anche al nostro interno nell’approccio con l’altro.

Infine, grazie al progetto di reinsediamento presentato alla Cgil Nazionale, la Cgil di Padova ha ottenuto un finanziamento di 10.000 euro per la continuazione dell’attività politico- sindacale sui temi precedentemente descritti.

 

ATTIVITA’ POLITICO SINDACALE IN ACCORDO CON IL PATRONATO INCA

A fronte dell’attività politico sindacale svolta nell’anno 2009 e all’inizio dell’anno 2010 in accordo con il Patronato Inca, è necessario sottolineare l’importanza e la rilevanza di questa collaborazione che ha portato ad affrontare casistiche nodali a livello non solo locale, ma anche nazionale e regionale. Le attività quotidiane si svolgono in 6 punti nel territorio provinciale. Padova, Cadoneghe, Vigonza, Camposampiero, Cittadella, Piazzola sul Brenta, Monselice, Conselve.

I dati della presenza presso gli uffici immigrazione sono:

VIGONZA

Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2009 presso l’ufficio di Vigonza, in cui svolgiamo attività per 2 ore a settimana, si sono presentate al nostro sportello 111 persone, così suddivise per nazionalità di appartenenza:

 

  • Italia, 19
  • Romania, 10
  • Moldavia 16
  • Albania, 16
  • Marocco, 12
  • Nigeria, 10
  • Cina, 10
  • Yogoslavia, 2
  • Bangladesh, 2
  • Togo, 2
  • Kossovo, 2
  • Salvador, 2
  • India, 1
  • Sri Lanka, 1
  • Messico, 1
  • Polonia, 1
  • Congo, 1
  • Serbia, 1
  • Ecuador,1

 

I contatti maggiori si sono avuti con italiani e con appartenenti a comunità, come gli albanesi e i marocchini, di più vecchio insediamento e che meglio si sanno orientare fra i servizi che le varie amministrazioni offrono. L’utilizzo del servizio da parte di italiani quest’anno è giustificato dall’uscita a settembre della regolarizzazione delle colf/badanti irregolari. Molti sono venuti a chiedere informazioni sulle procedure e molti hanno voluto avere notizie dei cambiamenti conseguenti all’uscita del decreto sicurezza.

E’ interessante notare l’aumento delle nazionalità che si rivolgono al nostro sportello a riprova che sempre più si diffonde la conoscenza del nostro servizio fra le varie comunità.

  Il bacino di utenza è prevalentemente Vigonza anche se non mancano presenze da tutto il bacino che ruota attorno a Vigonza: Pontevigodarzere, Pionca, Campodarsego, Pianiga, ,Perarolo, Padova, Busa,, Villanova di Camposampiero, Codiverno, Peraga fino a comuni delle province limitrofe come Stra e Noale, ciò a riprova che il servizio è conosciuto e soprattutto che Vigonza è un polo importante di riferimento.

L’ampiezza del bacino di utenza denota infatti l’importanza strategica del servizio e la diffusione sul territorio della presenza di cittadini immigrati.

Tipologia e numero delle richieste:

  • Informazioni, pratica, controllo emissione permesso di soggiorno, 38
  • Carta di soggiorno, 20
  • Regolarizzazione colf/badanti , 20
  • Ricongiungimento Familiare, 10
  • Cittadinanza , 8
  • Informazioni sul contratto di lavoro domestico, 9
  • Altre richieste, 11

L’alto numero di richieste per Carta di Soggiorno, Cittadinanza e Ricongiungimenti Familiari, conferma questa tendenza: gli immigrati hanno dimora e lavoro stabili, sono sul nostro territorio da almeno 5 anni e hanno desiderio di ricongiungere la famiglia per integrarsi maggiormente nella comunità.

 

Alcune considerazioni

Negli 11 casi catalogati come “altre richieste” comprendono chiarimenti e assistenza non pertinenti con il diritto delle migrazioni, cioè: rinnovo e rilascio patenti, corsi di italiano per adulti, consigli sulla scelta della scuola per i figli, ricerca lavoro, assegnazione di case popolari, richieste di assistenza sociale per disagi economici.

Abbiamo soddisfatto queste richieste indirizzando i cittadini stranieri agli uffici competenti, sia all’interno del comune sia fuori, spiegando loro quali sono le modalità di accesso, spesso aiutandoli a compilare istanze, a riempire moduli e domande, scrivendo per loro, vista la difficoltà ad utilizzare compiutamente l’italiano scritto.

Ciò conferma che uno sportello specifico, all’interno del Comune, aiuta i cittadini stranieri ad mettersi in relazione con le istituzioni e con l’amministrazione pubblica con grande beneficio per la convivenza.

 

CADONEGHE

 

Dal 1gennaio al 31 dicembre 2009 si sono presentate al nostro sportello 215 persone, così suddivise per nazionalità di appartenenza:

 

  • Bangladesh, 77
  • Moldavia, 41
  • Italia, 34
  • Romania,2
  • Marocco, 9
  • Albania, 14
  • Ucraina, , 9
  • Ecuador, 7
  • Filippine, 4
  • Cina, 2
  • Nigeria, 1
  • Cuba, 4
  • Brasile, 3
  • Croazia,  1
  • Togo, 1
  • Bosnia,, 1
  • Serbia, 1
  • Pakistan, 1
  • Russia, 1
  • India, 1

 

Piove di Sacco Totale    256

 

  • Marocco        114
  • Cina                48
  • Moldavia         38
  • Albania           14
  • Nigeria              8
  • Ucraina             8
  • Italia                  7
  • Serbia               4
  • Italia                  7
  • Croazia             2
  • Nepal                1
  • Bosnia              1
  • Congo              1
  • Kirghistan         1
  • Romania           1
  • Perù                  1

 

Monselice

 

Totale     193

 

*  Marocco           74                                     *  Ucraina         10

*  Moldavia          42                                     *  Serbia             3

*  Italia                 11                                     *  Romania         1

*  Macedonia         6                                      *  Kosovo           1

*  Nigeria             12                                      *  Senegal          1

*  India                   3                                     *  Slovacchia      1

*  Cina                   8                                     *  Paraguay        1

*  Croazia              1                                     *  Albania          15

*  Afghanistan        1                                     *  Algeria            1

*  Apolide               1            

 

Conselve

 

Totale                167

 

*  Marocco          68

*  Moldavia         36

*  Nigeria            16

*  Albania           10

*  Ucraina             5

*  Italia                14

*  Romania           3

*  Macedonia        1

*  Romania           3

*  Brasile              1

*  Uruguay            2

*  Tunisia              1

*  Cina                  2

*  Uzbekistan        1          

 

Le azioni svolte in collaborazione con il patronato Inca di carattere politico sindacale hanno riguardato :

il riconoscimento del tesserino sanitario per i genitori ultra65 enni negato dalle UsL Venete in quanto non vi erano disposizioni ministeriali sul tariffario modificato con la normativa entrata in vigore nel 2008.

Il diniego della carta di soggiorno per i lavoratori disoccupati, illegittimamente ritirata in caso di disoccupazione

Il mancato rilascio del tesserino sanitario da parte della Regione Veneto per le assistenti familiari in fase di regolarizzazione;

A fronte di queste azioni sono stati coinvolti anche il Dipartimento Immigrazione Cgil Nazionale e l’Inca nazionale in collaborazione con l’Avv. Paggi.

Infine, grazie al lavoro svolto con l’Inca di Padova, da febbraio 2010, è stato attivato uno sportello una volta al mese presso l’istituto penitenziario di Padova, all’interno della redazione Ristretti Orizzonti.

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